WhiteFly Press

THE FIVE Ws…


WHO

WhiteFly Press... Vediamo... Cos'avrebbe pensato Carosone di un nome del genere per una casa editrice sorta nella sperduta provincia italiana? Tu vuò fa l'americano/mmericano! mmericano!/ma si nato in Italy!
Lungi da noi rinnegare le origini, Renato. È solo che, attraverso questo termine polisemico, la lingua inglese ci ha regalato qualcosa che non potevamo rifiutare. La chance dell'ambivalenza...

A prima vista, WhiteFly è la MoscaBianca. Ossia, Aleurodide delle serre. Un insettino da niente, anche bellino, se vogliamo. Candido, quasi diafano. Immacolato sì, ma non proprio innocente. Un farabutto, suvvia, non usiamo mezzi termini. Si adatta a tutte le condizioni, si riproduce compulsivamente e poi infesta, devasta, rovina. Diffusissimo su tutto il pianeta, non è affatto raro. Tanto meno un'eccezione. Allora da dove sbuca fuori l'espressione idiomatica "essere una mosca bianca"? Solo perché il colore è diverso da quello della più comune e, per lo più innocua, Musca domestica? O forse perché non è facile da scovare? Certo, mica se ne sta lì in bella vista, a portata di pesticida. Si annida sulle pagine inferiori delle foglie. Solo scuotendo la pianta, di botto, ecco che nevica... Noi non abbiamo la pretesa di devastare, ma per lo meno rosicchiare alcune certezze. Più che attaccare, intaccare certe convenzioni letterarie. Diffondere le nostre larve. Con subdola eleganza, a colpi d'ali.
E comunque, la bestiola albina non ha solo detrattori. Giorgio Faletti, a quanto pare, l'ha presa in simpatia. Le ha dedicato una canzone che ha poi affidato all'ugola di Milva. "Bianca sul muro bianco/ la mosca non si vede, ma c'è/... un pensiero segreto ce l'ha/ un muro trasparente da passarci attraverso/e ritrovare la sua libertà/e dirti vieni fuori che ti spacco la faccia/farti uscire a calci in culo dal bar/il gusto perverso di un pensiero diverso...". Ci ha tolto le parole di bocca.
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Ma WhiteFly è anche, e soprattutto, un VoloBianco. Che cosa, meglio di un paio d’ali, può disegnare nell'aria i contorni della libertà? Forse il vento, ma è un po' complicato ingabbiarlo in un logo. La postura del nostro pennuto è volutamente ambigua. Non andate di fretta, osservatelo. Sembra in croce. Le ali spalancate e sospese in alto, come puntellate ad una trave invisibile. Il capo chino sul petto. Ma, a guardarci bene, sta piuttosto prendendo quota, sta salendo dritto, in verticale, e guarda giù, là sotto, quel che è già lontano. Di certo c'è che di strada ne ha ancora tanta da fare, allora si è forse fermato un attimo, sulla carta, per riprendere fiato. E quella strada vuole percorrerla a modo suo, seguendo solo il suo istinto, il suo ritmo, il suo gusto. Le piume gli fanno da isolante termico, lo riparano e proteggono dalle temperature esterne a cui non vuole dare ascolto.
VoloBianco non ha sesso, né razza, né confessione. Gioca con le sue tante specie. Ha i tratti di quel piccolo gabbiano anticonformista chiamato Livingston "che riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita...".
Ed è un solitario, come l'airone bianco che frequenta le zone umide e le piallasse della nostra Romagna. Un originale, con quel suo modo strambo di volare tenendo la testa indietro, tra le spalle.
Non è uno che canta o ride abitualmente, cosa che avrebbe indispettito Leopardi desideroso di "essere convertito in uccello, per provare quella contentezza e letizia della loro vita".
Non disdegna essere metafora del volo, sia esso "alto", come quello a cui Beatrice preparò Dante in quei del Purgatorio, o "folle" come quello di Ulisse verso l'Eden.
Si reca spesso ad ammirare due cugine colombe, quelle che hanno tessere di mosaico al posto delle penne e si abbeverano d'eterno tra i resti mortali di Galla Placidia.
Pare adori fischiettare il ritornello de Il mio volo bianco, quella canzonetta orecchiabile che Manuela Cortesi presentava a Sanremo nel ‘74. Ma questa è già leggenda aviaria...

A chi tutta questa premessa fosse sembrata aria fritta, diremo solo che WhiteFly Press nasce libera. Anche un po' naïve, se volete. Assetata di originalità. Attratta da quella sincerità che sfocia nell'insolenza. Poco incline al compromesso. Possibilmente giusta, per quanto non ci sia nulla di più relativo della giustizia. Allora, diremo, giusta ai propri occhi. Allergica alle mode e alle tendenze di mercato. Esaltatrice del diverso, dell'anti-aulico, del quotidiano e dimesso. Purché intimamente attraenti. L'estetica, la bellezza prima della morale. Avida di tesori insabbiati. Con un debole per l'umanità e la generosità che alimentano la penna, ancor prima del talento. Desiderosa di rendersi facilmente riconoscibile da chi le si affezionerà. Un riferimento. Come un faro. Un lampione. Una torcia elettrica. Un fiammifero. Va bene, anche solo una lucciola. Ma incendiaria.

WHAT

Che una casa editrice pubblichi libri va da sé. Ma che genere di libri? E poi, è proprio necessario parlare di “generi”? Diamoci piuttosto un motto: “Not trendy, not trash, just true”. Prim’ancora del genere letterario scegliamo l’autore e prim’ancora dell’autore scegliamo la persona. Quando il groviglio inestricabile di persona, autore e opera ci garba, ecco che nasce il libro. Per questo scegliamo di preferenza autori viventi, altrimenti sarebbe un po' dura farci quattro chiacchere per capire di che pasta sono fatti. Con quelli che, invece, ci hanno già lasciato, abbiamo ristabilito il dialogo attraverso evocazioni di ogni sorta (sedute, tavola ouija …). Ci piace particolarmente dare voce ad autori eclettici, capaci di misurarsi con varie forme d’espressione letteraria, o artistica in senso lato. Consideriamo la scrittura, in quanto evocatrice d’immagini, madre-sorella-cugina-concubina delle arti visive, del teatro, del cinema. Poeti-narratori-attori. Pittori-commediografi. Ma anche scrittori-agenti immobiliari, ad esempio, perché avere velleità letterarie non significa necessariamente possedere le capacità. E viceversa. I talenti innati sono merce rara, ma questo non deve scoraggiarne la ricerca. Senza togliere nulla ai nomi affermati, perché se sono riusciti ad affermarsi una qualche ragione ci sarà. L’importante è avere, nei giudizi, lo stesso metro e misurare i meriti anziché i “titoli’. Quindi autori più o meno noti, personaggi più o meno discutibili, in totale democrazia letteraria. E senza confini geografici, né linguistici. Vogliamo promuovere le penne della nostra terra, la Romagna, perché ci fanno compagnia e ci alleviano la Sehensucht quando ce le portiamo in valigia in giro per il pianeta. Ma abbiamo anche un occhio e un orecchio rivolti al mondo, a quel che si scrive e si legge al di là delle nostre frontiere. Amiamo la franchezza, la ruvidezza e la disinvoltura di molti autori americani e non disdegnamo l’arguzia sofisticata, il cinismo burbero e la supponenza sarcastica di certi francesi. Perché, in letteratura, tutto il mondo non è paese.

WHEN

Tra l’idea e il passaggio all’atto sono trascorsi mesi di burocrazia, contatti, studi e analisi, sedute skype, entusiasmi e scoraggiamenti. Ma alla fine, vale a dire oggi, la cocciutaggine e il culto del dio libro hanno avuto la meglio sul peso delle scartoffie e le minacce del fisco. Il coraggio (o la semi-totale incoscienza) sullo spauracchio della crisi.
Il battesimo laico di WhiteFly Press è avvenuto l'8 aprile 2013, al cospetto di pochi intimi. Quando, lo stesso giorno di quasi cent'anni fa (1909), nasceva a Denver John Fante, genitore del nostro "padrino", Dan Fante.
WhiteFly nasce sotto gli auspici del serpente nero d'acqua che, stando ai cinesi, porterà fortuna a chi intraprende attività intellettuali. In tutta onestà, noi miriamo alla sopravvivenza, che sarebbe già un discreto successo.
Veniamo al mondo quando le giornate riprendono, timidamente, ad allungarsi. La primavera ha sbalargato le porte dell'inverno e si affaccia, per spiare.
Charles “Hank” Bukowski ci lascia il 9 marzo 1994 con un monito inciso sulla lapide, Don’t try. E noi vogliamo prenderlo alla lettera. Non facciamo un semplice tentativo, ma ci buttiamo di testa in questa impresa. Osiamo, con tutta la convinzione di cui solo le teste calde sono forse capaci.

WHERE

Lucus nos genuit...
Quella Lugo di Romagna (Lugh, nel dialetto del posto) che se anche non è l'ombelico del mondo, per noi, cresciuti sotto l'ala - tutta d'un pezzo - di Baracca, per un certo tempo un po' lo è stata. Per chi di noi si è allontanato, resta sempre una tappa obbligata per ogni viaggio à rebours nel passato. Chi continua a viverci o a bazzicarci, pur stentando a volte a riconoscerla, sa bene che quella è casa, e questo finché gl’intoccabili capperi sul muro della rocca e il mercato del mercoledì mattina, saranno lì a ricordarglielo. Ci sono anche alcuni elettroni, sparsi per il mondo, a cui abbiamo affidato due precise missioni: stanare autori WhiteFly-compatibili e assicurarne la migliore traduzione possibile.
Apprezziamo particolarmente gli autori "stanziali”, ma anche i “migratori”, che lasciano trasparire nel loro lavoro l'attaccamento alle origini e alle tradizioni della loro terra. Il loro substrato. E che non camuffano, scimmiescamente, la parlata dialettale o l'accento marcato quando intervistati... In sintesi: territorialità che non sia campanilismo. Radici salde per partire lontano senza mai perdersi.

WHY

Perché WhiteFly, propaganda e slogan a parte, se non c’era, qualcuno doveva pure inventarsela...