Rassegna stampa

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  • Whitefly Press, una casa editrice sulle orme di John Fante
    di Giulio Passerini
    Panorama.it[+]
    Una nuova casa editrice piccola e coraggiosa pubblica in Italia le poesie di Dan Fante. Ecco chi sono gli editori dietro Whitefly Press 

    Fondare una nuova casa editrice in un momento come questo è prova di grande coraggio, ma esordire addirittura con una collana di poesia è da incoscienti. Accade a Lugo di Romagna, in provincia di Ravenna. La casa editrice si chiama Whitefly Press e i due coraggiosi incoscienti in questione sono Gabriella Montanari e Gionata Chierici.
    Un progetto di rara intraprendenza che non a caso nasce sotto l’egida della mosca bianca (“white fly”, appunto) l’8 aprile 2013, anniversario della nascita del padre di Dan Fante, il grande scrittore americano John Fante, con le cui poesie il marchio esordisce in libreria.
    La prima collana a partire è infatti The raven dedicata alla poesia e alle scritture in versi: Gin & Genio di Dan Fante e Si tira avanti solo con lo schianto del poeta Davide Rondoni i primi testi. Presto seguiranno romanzi, volumi dedicati al teatro, carteggi, antologie e illustrati per un totale di ben sei collane.
    Una nota di merito va espressa per la cura del progetto grafico di Gionata Chierici: tre i colori di riferimento (bianco, rosso e nero), brossura in cartoncino opaco per la copertina, titolazione a tutta pagina su sfondo bianco per il frontespizio ingentilito da una fascia nera parallela al dorso a mo’ di quaderno. Quanto ai font, particolarmente sporco quello usato per la copertina (per cercare di recuperare la poesia alla sua dimensione maledetta), typewriter monotype per il testo, a imitazione di una scrittura a macchina d’antan. Sulla lunga distanza l’occhio soffre un po’ ma trattandosi di poesia, che non richiede necessariamente una lettura continuata, il disagio è tollerabile e il progetto risulta compatto e piacevole. Promossi, con medaglia al valore.

    Giulio Passerini, Panorama.it, 18 luglio 2013
  • L’Editore racconta… WhiteFly Press
    L'Estroverso[+]
    L'EDITORE RACCONTA… WHITEFLY PRESS
    Di Gabriella Montanari In 2013, Agosto - Ottobre, Anno VII - Numero 3, Cultura, Sommario l'EstroVerso / 6 agosto 2013

    Curioso è forse il “movente” o, paradossalmente, l’assenza di un reale movente all’origine della costituzione di WhiteFly Press. Né io né il mio socio Gionata Chierici pensavamo davvero di diventare un giorno editori. Circa un anno fa, scopro a Parigi le raccolte di poesie di Dan Fante, traduco la prima in italiano, la sottopongo all’autore e, ottenuto il beneplacito, inizio a proporla ad alcune case editrici. Dai nomi più grossi a quelli medio-piccoli ma intraprendenti. Tutti interessati alla pubblicazione (e particolarmente motivati dal cognome Fante più che dalla natura dell’opera…) eppure arrivavano solo proposte a dir poco da “banditi” che non osavo neppure comunicare all’autore. Lo scoraggiamento iniziale ha lasciato presto il posto alla follia lucida e, rassicurati dalla benedizione dei Fante, abbiamo fatto il passo.

    Qual è la vostra linea editoriale?
    Possiamo riassumerla in quello che è diventato il nostro motto di battaglia: “Not trendy, not trash, just true”. Non seguiamo le tendenze del mercato letterario, sempre più assetato di mercanzia commerciale e vendibile. Da qui la scelta di esordire con la collana di poesia The Raven e con, non una, bensì due raccolte. Tanto perché il messaggio fosse chiaro. Ci interessano autori con una penna originale e innovativa, capaci di mettere in discussione la forma e i contenuti dei vari generi letterari. Scritture forti e toccanti ma non per questo “pronte a tutto” se ciò significa perdere di vista una qualche estetica, per quanto sui generis. Quindi niente letteratura spazzatura o spinta oltremisura verso la sperimentazione. La comunicazione diretta, d’impatto, semplice e umana resta il presupposto di base. Meglio se poi dalle parole dell’autore, siano esse in versi o in prosa, sgorga con franchezza il suo quotidiano da condividere col lettore. L’opera ci guadagna in autenticità e forza, e l’autore in simpatia!

    Viviamo nell’epoca delle facili pubblicazioni, in che modo un editore può (deve) salvaguardare l’autenticità della cultura?
    Per prima cosa facendo l’editore e non il tipografo o il semplice appassionato di letteratura… Operando come imprenditore della cultura e sobbarcandosi i conseguenti rischi economici. Il nostro rifiuto dell’editoria a pagamento è categorico. Il rispetto, la fiducia (che si traducono in investimento “affettivo” e finanziario) nei confronti dell’autore e del suo lavoro creativo sono la condizione necessaria per l’editore per porsi quale rispettabile ed efficace operatore culturale. E questa non è teoria spicciola: quando si devono fare i conti con costi di stampa, acquisizione di diritti esteri, riconoscimento e pagamento dei diritti d’autore, spese di distribuzione e promozione si deve avere, se non la certezza, ma per lo meno la forte sensazione che si sta scommettendo su un vincente. Per questo la selezione non può che essere draconiana. La qualità vince sulla quantità. E vincente non è da solo il nome dell’autore ma il valore insito di quella specifica opera che s’intende pubblicare. Gli autori rinomati vanno dove ci sono qualità e serietà, anche se si è agli esordi in veste di editori. Vincente è la sinergia reale che si crea (e ci si dà parecchio da fare per crearla!) tra autore, editore e pubblico. Assicurarsi uno stipendio mensile a spese dello scrittore, specie di quello non ancora affermato, è svendere l’arte per pochi denari. Fare cultura è affare d’incroci di parole, principalmente, parole d’onore.

    La vostra casa editrice è dedita alla poesia. In che modo è possibile riconoscere un vero poeta e, conseguentemente, selezionarlo per la pubblicazione?
    In effetti la nostra predilezione, giudicata suicida, va alla poesia (anche se apriremo le porte autunnali alla prosa…) ma ad un certo tipo di poesia. Non abbiamo la presunzione di possedere la ricetta, né conoscere gl’ingredienti della “vera poesia”. Speriamo però avere naso per la “poesia vera”. Quella che sappia parlare alla gente, specie se a digiuno poetico, specie ai giovani. Poesia etichettata a volte come anti-poesia (Dan Fante) o poesia schierata (Rondoni). Non c’interessano le catalogazioni semplicistiche e accomodanti escogitate da certa critica. Cerchiamo versi con radici affondate nel quotidiano, nella vita, nella strada. Poeti che non si autolegittimino facendo sfoggio di un linguaggio aulico, asservito all’egocentrismo dell’io-lirico. Poeti che abbiano il coraggio di fare della poesia la loro professione/missione, ma anche “poeti malgrado loro stessi”, poeti a nudo sulla carta, davanti al lettore. Poeti che scuotono, commuovono, provocano, indignano e suscitano emozioni e riflessioni. L’unico sfoggio che ci sentiamo d’incoraggiare è quello dell’onestà intellettuale. Quindi, in sintesi, poeti che scrivono come mangiano e che mangiano come dio comanda!

    Quali le peculiarità dei vostri autori?
    La peculiarità è forse la loro diversità umana più ancora che stilistica. Non intendiamo andare a pescare in un filone di autori clonati, epigoni gli uni degli altri, riconducibili a tratti personal-letterari comuni. Questo rischierebbe, non solo di rendere, alla lunga, il nostro catalogo scontato e prevedibile, ma anche di esporci a facili etichettature in quanto editori. La diversità di carattere, di vita e di penna è una garanzia di originalità e autenticità. C’è tuttavia qualcosa che accomuna i nostri autori: la professionalità. Niente “maledetti” inaffidabili, incapaci di svolgere con serietà il loro “lavoro” di artisti. Al bando gli autori che “se la tirano”, che non si rendono disponibili a promuovere insieme a noi i loro libri. Le “prime donne” non sono di nostro gradimento, che si tratti di étoiles o  debuttanti della letteratura.

    Quali reputate essere – tra i vostri – i libri più interessanti già editi o di imminente pubblicazione?
    Come non fare il verso al vecchio proverbio napoletano e uscirsene con “ogni libro è bello all’editore suo!”. Ogni nuova pubblicazione è un parto collettivo, con tanto di paternità/maternità assunte pienamente e vissute forse ben oltre la durata di vita del libro. Gin&Genio di Dan Fante, il primogenito, è notevole per l’audacia, la naturalezza e la forza con cui scardina schemi e preconcetti poetici. Si tira avanti solo con lo schianto di Davide Rondoni è un omaggio agli incontri, all’essere umano, al quotidiano e al divino che è in essi, come un dato di fatto, indipendentemente dal credo che ognuno di noi porta o non porta in sé.
    Senza voler privare i lettori del piacere della scoperta e della sorpresa, possiamo anticipare che altrettanto interessanti saranno i racconti di Dan Fante, centrati sulle sue avventure di taxi-driver a Los Angeles; le memorie di Pamela “Cupcakes” Wood che svela la vera natura dell’“uomo” Bukowski con il quale ebbe una lunga e appassionata relazione; un romanzo lirico-eroto-ironico dello scrittore serbo Vladan Matijevic; le liriche taglienti e senza filtri di Maria Marchesi. E non diciamo altro.

    Spazio in (ulteriore) libertà…
    A volte la libertà è un handicap, non si sa veramente cosa farne… Questa vorremmo utilizzarla per dire, a tutti gli aspiranti scrittori e poeti, che scrivere dev’essere una gioia e non lo sfogo di una sofferenza che altrimenti non trova via d’uscita. Una gioia che richiede il supporto della costanza e dell’impegno per materializzarsi in un’opera dello spirito. L’autodisciplina è altrettanto fondamentale che l’ispirazione. Al pari dell’ironia, anzi, l’autoironia che salva ogni autore da facili e letali scivolate nell’auto-proclamazione. Uno scrittore, ma forse anche un uomo, che si prende troppo sul serio, è all’inizio della fine.
  • "La mosca bianca dell’editoria"
    di Lorenza Montanari
    Il Resto del Carlino[+]
    La casa editrice White Fly scommette sulla poesia e sul territorio

    I FONDATORI: «IL NOME? SIMBOLO DI LIBERTÀ E CONTROTENDENZA»


    IN UN MOMENTO in cui sulla cultura si tende a tagliare più che ad investire, a Lugo c’è chi sceglie di andare in controtendenza e puntare sui libri. L’iniziativa è di Gabriella Montanari, lughese d’origine e attualmente residente a Parigi, e Gionata Chierici, anch’egli nato a Lugo e ora residente a Bagnara, che hanno appena fondato una nuova casa editrice a Lugo. L’evento è stato presentato in Rocca dai due soci fondatori
    insieme all’assessore alla Cultura Marco Scardovi, che ha espresso apprezzamento «per questa iniziativa che, realizzata tra l’altro in un momento di particolare difficoltà a livello nazionale, arricchisce il territorio lughese di una nuova opportunità culturale».

    L’ESSERE ‘in controtendenza’ è anche una caratteristica delle scelte editoriali della nuova casa editrice, che non a caso, ha affermato Gabriella, «si chiama WhiteFly, ovvero ‘mosca bianca’ ma anche ‘volo bianco’, come emblema di libertà. Lavoreremo in ‘controtendenza’ per vari aspetti: prima di tutto, non saremo una casa editrice a pagamento, anzi ci poniamo contro questo fenomeno troppo diffuso, inoltre pubblicheremo molta
    poesia che, si sa, è il settore letterario che ‘tira meno’. Ma la poesia su cui puntiamo non è quella tradizionale, che non viene capita da molti lettori e li allontana, noi pubblicheremo poesia che parla chiaro, parla della vita così com’è, e ci auguriamo che questa linea possa riavvicinare alla poesia anche i giovani».

    Gli autori saranno scelti tra nomi noti, soprattutto della letteratura americana e francese, ma con un occhio anche al territorio lughese. Le prime due pubblicazioni realizzate, non ancora in circolo, sono infatti due raccolte di poesie, una di Dan Fante (figlio dell’americano John Fante) e l’altra del romagnolo Davide Rondoni. Ma non saranno trascurati la narrativa, il teatro e la narrativa illustrata. E neppure il digitale, come ha precisato Chierici: «Non temiamo l’avvento del digitale: noi pubblicheremo sia in cartaceo che in digitale. Per il cartaceo, curiamo molto l’immagine grafica, semplice ma invitante». La WhiteFly sarà in controtendenza anche riguardo ai luoghi dove organizzerà letture di poesie. «Vogliamo portare la poesia nei luoghi dove abitualmente non si trova — ha sottolineato Gabriella — come le carceri e l’Anonima Alcolisti. E poi nelle scuole, per diffonderla tra i bambini». Di certo l’attività della casa editrice si intreccerà con Lugo, con i libri presenti nelle librerie e in biblioteca e presentazioni in loco.

    di Lorenza Montanari


    il Resto del Carlino, 1 luglio 2013
  • "Una mosca bianca per italiani e stranieri. E’ nata a Lugo una nuova casa editrice"
    La Voce[+]
    WHITEFLY PRESS GABRIELLA MONTANARI E GIONATA CHIERICI VOGLIONO DARE VOCE AD AUTORI ECLETTICI, CAPACI DI MISURARSI CON VARIE FORME D’ESPRESSIONE LETTERARIA


    Nasce una nuova casa editrice: linea editoriale intransigente e scelta controcorrente.
    “WhiteFly Press”: un nome inglese (la mosca bianca - l’eccezione - ma anche un volo bianco, libero e incontaminato) per l’italianissima casa editrice nata l’8 aprile scorso a Lugo da un’idea di Gabriella Montanari e Gionata Chierici. La data, non certo casuale, intende celebrare l’anniversario della nascita di Denver John Fante, padre di Dan Fante, con cui la WhiteFly muove i suoi primi passi pubblicando in questi giorni “Gin & Genio”. Scelta controcorrente quella dei fondatori: dare vita a una casa editrice, non a pagamento, sfidando ogni logica economica e inserendosi nel microcosmo delle case editrici indipendenti, una mosca bianca che segue con rigore la propria linea editoriale, proponendo opere di autori italiani e stranieri. La volontà è quella di dare voce ad autori eclettici, capaci di misurarsi con varie forme d’espressione letteraria, o artistica in senso lato. Poeti-narratori-attori, pittori-commediografi, ma anche scrittori-agenti immobiliari, ad esempio. WhiteFly Press presenta 6 collane identificate dal nome di un uccello nero.The Raven: poesie, prose poetiche, dialoghi/monologhi in versi. The Blackbird: romanzi, racconti brevi o lunghi. The Grackle: memorie, carteggi. The Coot: antologie tematiche. The Cormorant: teatro. The Crow: letteratura illustrata. Le pubblicazioni saranno in cartaceo e successivamente anche in digitale.


    La Voce, 19 maggio 2013
  • "WhiteFly Press, una casa editrice con il cuore 100% made in Lugo"
    di Paolo Ballanti
    Il nuovo diario messaggero[+]
    Whitefly, in italiano "mosca bianca". Sorprende il nome scelto per la nuova casa editrice nata l'8 aprile, da un'idea dei lughesi Gabriella Montanari (che veste i panni di direttore editoriale) e Gionata Chierici (responsabile grafico). Ma romagnoli non sono solo i fondatori perché, caso più unico che raro, la WhiteFly Press ha come base Lugo. Si tratta di un «impegno importante» come l'ha definito l'assessore alla cultura Scardovi, in occasione della presentazione tenutasi in Rocca. In questi anni di crisi dell'editoria, una realtà che nasce può esser paragonata, è il caso di dirlo, ad una mosca bianca. In effetti, spiega Gabriella Montanari, la denominazione non è casuale: «Si tratta di una scelta controcorrente per vari motivi. Innanzitutto il voler fare principalmente poesia, quindi un settore che attira meno. Poi quella di essere una casa editrice non a pagamento, che pubblica pochi libri all'anno per privilegiare la qualità». Gli amanti della poesia apprezzeranno i primi progetti, destinati ad essere distribuiti da fine mese: "Gin & Genio" dell'americano Dan Fante e "Si tira avanti solo con lo schianto" del poeta nostrano Davide Rondoni. Le due raccolte, puntualizza Gionata Chierici: «Si potranno trovare su Amazon, garantendo quindi una distribuzione sul territorio nazionale». Ma la possibilità di commercializzare i libri su un sito internet, andrà a braccetto con la creazione, afferma Montanari: «Di una rete di librerie fiduciarie, non solo esponendo le opere ma facendo conoscere gli autori». Con un occhio di riguardo ai commercianti lughesi del settore che, assicura Chierici: «Saranno i primi ad essere contattati per questo progetto». Non solo libri cartacei, ma spazio anche al digitale che de butterà dopo la pubblicazione d'esordio perché, afferma sempre il responsabile grafico: «Pensiamo che sia una cosa normale, in linea con i tempi». Dopo il successo di "Caffè Letterario" Lugo arricchisce la sfera culturale, con l'auspicio, stando alle parole dell'assessore Scardovi: «di creare sinergie tra pubblico e privato. Le premesse sono positive». p.b.


    Il nuovo diario messaggero, 1 giugno 2013
  • Diffondiamo o diffidiamo della poesia?
    di Gabriella Montanari
    Versante Ripido, 1 Aprile 2014[+]
    Diffondere la poesia presuppone che in giro ci sia poesia che valga la pena diffondere. E questo va detto, a monte, senza ipocrisie né sterili polemiche. Risaliamo alla catena di montaggio del prodotto poetico: 1) la materia prima è abbondante, anche sovrabbondante (l’Italia pullula di poeti, aspiranti o già aspirati dal mercato editoriale) pertanto l’approvvigionamento alla fonte risulta di una facilità sospetta; 2) la fase di selezione/calibratura/smistamento, per lo più effettuata dalle mani grossolane degli editori a pagamento, è una pura formalità, spesso saltata d’insana pianta; 3) l’imballaggio/confezionamento del prodotto poetico finito risulta, solitamente, così poco accattivante da rendere inappetenti anche i più accaniti consumatori; 4) la strategia di marketing, la promozione e la distribuzione sono talmente poco incisivi che il prodotto poetico è destinato a scadere, in santa pace, negli scaffali; 5) i rari esemplari scivolati in un carrello della spesa, una volta finiti in pasto al consumatore, si rivelano di una pesantezza tale da rimanere indigesti anche agli stomachi poetici più avvezzi. Ora, senza voler per forza dipingere un quadro apocalittico, chiediamoci (plurale volutamente majestatis per non sbolognare colpe a un isolato capro espiatorio, ma distribuirle equamente tra autori, editori, critici, librai e lettori) le ragioni di queste tinte fosche. È la poesia tout court che non tira? È lo stile della poesia – gerontocratica – dominante (nel senso di composta dai soliti poeti noti e “affermati” e pubblicata dagli editori “seri”) che ha fatto la cattiva reputazione di tutto il genere? È che non la si sa vendere? Un po’ tutto vero… I poeti, per lo meno durante le feste comandate, farebbero bene (anche il loro bene, non solo quello del prossimo) a mandare in ferie l’io autoreferenziale e a concedersi quattro passi in mezzo alla vita che cresce loro intorno. La profondità non è necessariamente individualista nei contenuti o aulica nella forma. Gli editori dovrebbero resistere alla tentazione allettante di identificare i poeti (esordienti ma anche quelli già morsi dalla vanità del “io sono alla mia ventunesima pubblicazione…”) con le vacche da latte… “Editore=Imprenditore, EditoreǂTipografo” dovrebbe essere il mantra di ogni casa editrice. Investire in poesia è da capitani d’impresa coraggiosi, e non da poveri illusi destinati alla bancarotta, a condizione che si sappia dove mettere il naso, vista la proliferazione di sostanze poetiche olfattivamente (e non solo) repellenti. I critici, che sono spesso quegli stessi poeti giurassici di cui sopra, nelle loro recensioni criptiche e adattabili a svariate raccolte, più che invogliare il lettore a scoprire un testo poetico, sono promotori involontari delle vendite esponenziali di riviste di gossip e di cucina. Innanzitutto che leggessero sul serio i libri, poi che scrivessero col desiderio di rendersi comprensibili ai più. A chi serve parlare in gergo dentro la propria cerchia? I librai devono campare anche loro e ci sta, ma se ogni tanto mettessero i fantasy o i noir nell’ultima mensola dell’ultimo scaffale dell’ultima corsia del negozio e i libri di poesia in vetrina sarebbero artefici di una vera e propria rivoluzione libercoliana. O invitassero un poeta, a intrattenere gli avventori della libreria, anziché i soliti illustratori di Peppa Pig… Quanto all’ultimo (ma, in realtà, il primo) anello della catena editoriale,  i lettori… In cuor loro lo sanno che la poesia non ha mai ucciso nessuno, se non di noia… Già, la noia, arma nera su bianco, arma letteralmente letale. Un editore, davvero intenzionato a demolire pregiudizi e a sfatare quei miti che vedono la poesia come un genere caldamente sconsigliato e da confinare a un’oligarchia di onanistici autori e lettori, quali strumenti detiene per svolgere la sua missione? Prendiamo un editore a caso, WhiteFly Press… Per prima cosa abbiamo definito il nostro target: i giovani. Che sono poi i lettori che determineranno i trend futuri. Come a dire “semina oggi per raccogliere domani”. L’obiettivo è snidarli, farli uscire dalla nicchia con l’esca di una poesia diversa, “facile” in superficie e profonda tra le righe, una poesia che attiri e avvicini, vincendo la diffidenza, favorendo l’identificazione e l’empatia. Se il giovane non va al libro, il libro si farà in quattro per andare da lui. La poesia, come e più degli altri generi letterari, puo’ e deve avvalersi del digitale diventando ebook, mp3 o mp4 e sfruttando qualsiasi diavoleria che la tecnologia inarrestabile vorrà metterle a disposizione. Poesia su cellulosa, poesia su un minischermo portatile, poesia in cuffia e chissà cos’altro. Ma anche poesia nei luoghi in cui i giovani amano ritrovarsi. Ovunque ci sia ascolto. Ovunque ci sia attesa da ingannare. Ovunque il connubio creativo sia amplificatore e cassa di risonanza. Poesia e testi musicali. Poesia e performance teatrali. Poesia  e cibo. Poesia e vino. Poesia e sport. Poesia per dare voce al disagio giovanile. Poesia per schierarsi dalla parte dell’ambiente. Poesia anche per osare il politically incorrect. In sintesi, la poesia come vero e proprio linguaggio della comunicazione contemporanea e non come esercizio di stile. Le riviste specializzate, cartecee o webmagazine, i blog letterari, i festival di poesia… va bene, ma non contiamoci troppo. Restano luoghi, materiali o virtuali, frequentati principalmente dagli addetti al lavoro e dalle loro cerchie di adepti che di poesia fanno già un discreto uso (e, saltuariamente, abuso). Il serbatoio da cui attingere potenziali lettori è sotto gli occhi di tutti. È l’umano, nel suo habitat naturale. Semplicemente addormentato nel bosco…