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COPIE AUTOGRAFATE
di SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO

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Si tira avanti solo con lo schianto Davide Rondoni
  • Descrizione[+]
    Il titolo della raccolta la dice lunga. Suona più come una dritta, quasi un motto. Suggerisce forse una formula comprovata da manuale di sopravvivenza? Per campare ci vuole roba forte. Roba capace di farti il botto dentro. Tutto sta nel sapere dove andarsela a procurare. Di città in città, di nazione in nazione. Partire solo con gli occhi della poesia in spalla. Avanzare dritti di testa e cercare l'urto. Con il mondo, con la gente. Ogni singolo, minimo incontro è una deflagrazione che sparge schegge grondanti di splendida e dura vita. E quando quelle schegge ti entrano nei tessuti, non c'è più spazio per sentirsi soli. Milano, Roma, Venezia, Caracas, Sao Paulo, New York: sono trasfigurazioni umane fatte di sangue e mattoni. Dentro un carcere, in un ambulatorio medico, in treno, in una sala bingo, al bancone di un bar, dal barbiere, in metropolitana, in un capanno in mezzo alle valli: i luoghi banali del vivere diventano cornice di apparizioni, epifanie. Profane quel tanto che basta per avere insito il germe del sacro. Detenuti, modelle, venditori ambulanti, professori, gommisti e netturbini. Presenze-annunciazioni con l'iPhone in mano e la "zigaretta" tra i denti. E poi la musica e la danza, forse i più dolci tra i boati. Anche quando sono voci e gesti di miseri angeli decaduti, che cantano e ballano la loro fame ai semafori del pianeta. I multipli scoppi quotidiani, filtrati attraverso lo schermo del pc o quello lunare, sono l'eco della prodigiosa esplosione che si verifica puntualmente nel cuore del poeta. Un'esplosione che amalgama terra e cielo, carne e spirito, l'amore per una donna e quello per dio. Un dio presente ma discreto, alla mano, uno con cui fare due chiacchiere al bar. E alla fine vien da chiedersi se quel motto, quella dritta, non sia farina del suo sacco. Il consiglio di un saggio che di schianti, favole e splendori se ne intende. E non poco.
  • Dettagli[+]
    Collana:
    Formato:
    Contenuto:
    Nota di rilievo:
    Pagine:
    Data di pubblicazione:
    ISBN:
    ISBN-A:
    Prezzo:
    Cover&Book design:
    The Raven (poesia)
    15 x 21 cm
    testo e immagini (bianco e nero)
    una poesia autografa dell'autore
    80
    13 maggio 2013
    978-88-98487-01-1
    10.978.8898487/011
    12,00 €
    Gionata Chierici
  • Copertina a 360°[+]
  • Zoom copertina[+]
  • Sfoglia[+]
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Per saperne di più:
  • Pensieri e parole di...[+]
  • Estratti da SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO[+]
    • NOTIZIE, APPARIZIONI [+]
      di lui 187 chili crepato
      a Genova in prigione, pochi giorni prima
      di uscire
      un ritardato
      uno
      da tutti abbandonato
      e di lei
      31 chili modella
      adorata da tutti e compatita
      in foto ovunque replicata
      che han scelto
      gli stessi giorni per morire

      mi sono
      calati negli occhi

      ho detto al mio cuore: ora spera, bestia
      spera

      in quale corpo bacerai
      vita salvata…
    • Sciabattando per Rio[+]
      Sciabattando per Rio
      vedi che sulla spiaggia di Copacabana
      dorme uno, malvestito e
      ubriaco, abbandonato al suo destino

      la mano sul cazzo sotto la coperta di lana

      il volto come un bambino.
    • Il barbiere che lavora[+]
      Il barbiere che lavora
      con la “zigaretta” tra le labbra

      fottendosene come un dio
      dei divieti e della salute

      è il mio patrono, l’estremo
      dono del cielo ai combattenti

      per qualcos’altro dallo stupido
      benessere delle copertine, per un urlo remoto
      del cuore, per un cazzo di rivoluzione
      quotidiana, per un rischio
      di perdere l’eternità non la pensione…

      e facciamo due chiacchiere sul mondo
      che nelle sue specchiere
      ci tramonta davanti, nei suoi colpi
      di tosse fa bruciare gli angeli i canti…

      Il suo commiato è elegante

      come un’apparizione

      come uno che fuma tanto e sa
      che l’allegria è
      uno schianto.
  • Recensioni[+]
    • Lo schianto e la poesia - Giorgio Linguaglossa[+]
      Ho letto di Davide Rondoni il libro di poesia “Si tira avanti solo con lo schianto”, pubblicato dalla nuova casa editrice WhiteFly di Lugo; devo dire che l’ho trovato brillante, agile, leggero, felice nell’impiego dello zoom e delle immagini in presa diretta dal «reale», dalla cronaca, dalle biografie e dai privati della gente comune… è un libro democratico, nel senso che non fa atteggiare la «poesia» in un al di là elitario e olistico, che tratta della gente e con la gente, è un libro che si rivolge direttamente ai lettori chiamandoli per nome, senza iattanza né arie di superiorità, che chiama ogni cosa con il suo nome e cognome; direi, per assurdo che si tratta di un libro di servizio se non ci fosse di mezzo il governo di Letta (anch’esso di servizio), perché, sono convinto che la poesia sia soprattutto un servizio, uno svago e un intrattenimento, veloce ma non per questo effimero o inutile come molti intellettuali da vetrina balsamica invece ritengono che sia. In tal senso, Rondoni dimostra una spiccata capacità di far collidere i piani e i registri lessicali e retorici con una acuta sensibilità per le discontinuità e i salti semantici e semaforici… anche la periodizzazione in strofe delle poesie risponde a questa esigenza di far slittare i piani rappresentativi gli uni sugli altri e farli interagire, più per sommare che per dividere; con il che il risultato finale è un effetto di concentrazione e di concertazione delle diversità e delle differenze: insomma, si ha un di più di espressività senza che se ne vedano le giunture espressive e i nessi connettivi.

      Giorgio Linguaglossa

      www.milanocosa.it, 30 maggio 2013
    • Quante oscurità occorre traversare per divenire luminosi? - Francesca Cricelli[+]
      Divoro le tue parole con la stessa voracità della prima volta in cui ti ho letto. Sono ritualistica nel farlo: tutto deve avvenire d'un fiato e senza interruzioni. È una danza d'amore e agonia; ci vuole silenzio e rispetto, non si può fare l'amore distratti, non si può leggerti distrattamente.
      Pur non piacendomi il titolo, “Si tira avanti solo con lo schianto” - colgo qui il riferimento che fai alla poesia di Unga' -, il libro è un magnifico viaggio, un tutt'uno poema. Diviso in momenti di discesa e di risalita è pervaso da un'intenzione dantesca che unisci al tuo stile mondano: ti immergi nel blues e nelle improvvisazioni jazz, certo c'è qualche immancabile flirt con il pop. C'è un filo rosso che conduce il tutto, mi ci aggrappo ma non so dove andremo a finire io te in questa danza di scrittura e lettura.

      Raggiungi l'essenza della tua poetica quando scrivi d'amore senza scriverlo. Immobilizzi il lettore con una forza potente e seduttrice, lo piazzi di fronte a uno specchio. Tu rimani alle sue spalle e sussurri immagini al suo orecchio (quelle che lui stesso osserva nel suo riflesso), il lettore ha le braccia immobilizzate dalle tue parole ed è questo doppio stimolo di voce (suoni) e riflesso (immagini) distesi sul letto delle idee che presentano la triade Poudiana senza arroganti pretese. Uno sforzo che non si dice sforzo. Il movimento di questa danza ora parte da te, ora è inventato dal lettore.

      San Vittore è un lungo haiku jazz. Scrivi come una notte d'amore, ciò che avviene nei corpi che si toccano – come nella lettura - non si può riprodurre: è unico, maledetto e divino. Ci giochiamo tutto, rischiamo tutto e non possiamo più tornare indietro, non senza memoria.

      Al poliambulatorio vedo che cerchi ancora l'annuncio e i segni nelle cose, in notizie e apparizioni continui a leggere le cronache minuscole che parlano del tuo amore, ma ora non sei più solo fatto di cielo, non hai più paura del tuo io-predatore.

      Quando finalmente posi le armi ci regali una visione di luminosa fragilità, indichi le vie del Destino, intarsi il tuo al mio - tuo lettore. E quale silenzio si deve portare per ascoltare quel destino-pulcino che si rompe ed è altro e chiede spazio per vivere e crescere e correre dal cuore verso la bocca e gli occhi, quale silenzio se non lo stupore? Quale assordante chiasso se non il dolore?

      Arriviamo all'Equatore e poi sotto, fino a dove si scende? Quali inferi rivelano che lei non mi ama? Quale timore risveglia questa certezza? Ma finché posso ancora gridare e chiedere água, finché posso dire di sì, finché posso ancora chiedere – so di poter risalire, risalire ancora.

      Ogni destino è un viaggio e pur compiendolo da solo si cerca sempre una corrispondenza di sguardi, una voce-stella da regalare a qualcuno, perché in fondo dove ci vado io col camper da solo?

      Il movimento della risalita è uguale all'abbandono: essere tutto, essere niente. Come in un abbraccio di Schiele, dall'oscurità alla luce, abbandonarsi alle curve dei fianchi amati, al tempio della Vita che ci ricorda il Mistero.


      Francesca Cricelli
    • Caro D - Daniele Mencarelli[+]
      Ho letto, e riletto, il tuo schianto.
      Come ti ho accennato l'altra settimana al Certamen,
      c'è un valore di fondo che smania, morde, in questo lavoro,
      lo nomini tu in quarta di copertina nella breve presentazione:
      la libertà.
      Sei un uomo, un poeta, libero, che  non teme il confronto con la vita,
      col mondo, con la gioia e il dolore.
      E, soprattutto, sei libero da te stesso. Non sei un artista in via di sclerotizzazione, che si imita, stancamente, infinitamente.
      Un rischio in cui cadono tanti.
       
      Il tuo schianto sembra il libro di un esordiente, si è principianti all'infinito,
      nel migliore dei casi, un libro di poesia acceso dallo stupore,
      dagli incontri, da terre e luoghi.
      Due vene lo percorrono, almeno per come l'ho letto io,
      una più piana, ma tesa come un abbraccio,
      l'altra più lirica, un canto d'amore vero.
      Alla prima vena ascrivo " seduta sul marciapiede", "hai fatto il netturbino" solo per farti due esempi.
      Alla seconda, al canto, accosto la bellissima "da dove viene la nevicante", "quante oscurità", "quando va via nella memoria",
      con il suo incendio divampante, il mondo.
      Non ce lo ha insegnato nessuno, ma per noi la poesia è un viso che parla, un gesto che rivela, un barbiere custode
      di un sentire, e vivere, stretto stretto alle cose.
      Dalla merda a Dio, passando per gommisti, puttante, barboni, ballerine, poeti, netturbini,
      per tutti quelli che la poesia la vivono, e che permettono a noi di scriverla.
       
      Daniele Mencarelli
    • In margine a Si tira avanti solo con lo schianto - Alberto Bertoni[+]
      Il problema, caro Davide, è se il mondo
      nella sua dimensione estrema
      lo percepisci solo
      fuoruscendo dal tuo
      vivere medio, dalla tua
      media visione,
      meglio se da San Paolo, da Manhattan, da Caracas
      o visitando carcerati, osservando
      homeless sedicenni dallo sguardo perso
      facendo loro beninteso il dono
      di tutto il proprio io
      profondo e lì rimettendo in gioco
      di sé di te di me
      ogni privato senso
      e segno…

      Sinceramente non lo so ma lascio
      che mi rimbombi dentro
      mi scuota in ogni filamento
      l’eco prolungata del tuo schianto
      liberamente si propaghino
      le domande capitali che ti devo:

      Conosci qualcosa di più potente
      della bellezza casuale?

      E alla fine, dopo:
      gli dicevano sei il nostro dio
      e lui pensava: ma come, io?


      Alberto Bertoni
    • Davide Rondoni tra parole accese e schianto - Cinzia Demi[+]
      “Si tira avanti solo con lo schianto” – (Whitefly Press, 2013)

      Eccoci dunque arrivati al momento di parlare di quest’ultimo libro di Davide Rondoni che già dal titolo Si tira avanti solo con lo schianto fa discutere critici e lettori, perché lo schianto è qualcosa che intristisce, che fa paura, che propone il dolore come crepa necessaria e dilagante dell’uomo il quale, certo, preferirebbe non gli venisse presentato così palesemente, che gli fosse evitato d’imbattersi sfrontatamente in questa dimensione. Ma lo schianto - che, come precisa Rondoni stesso, è mutuato da un verso della poesia Giorno per giorno di Ungaretti - è inevitabile e necessario, è la scintilla da cui parte l’incendio del fare poetico. Il libro è stato recentemente presentato a Bologna - il 5 giugno u.s., presso il Caffè della Corte, luogo magico vicino alla splendida Piazza S. Stefano – e sono intervenuti all’incontro alcuni scrittori affermati ed emergenti portando ognuno il proprio contributo all’opera. In particolar modo mi hanno colpito le parole del poeta Giancarlo Sissa il quale ha affermato di condividere la visione poetica di Rondoni in quanto poeta degli incontri, del cammino, dei rapporti umani e soprattutto dell’esperienza.

      Ecco è su quest’ultima parola che vorrei soffermarmi. Cos’è l’esperienza per la poesia, come incide sul suo farsi? E’ infatti vero che l’esperienza è intesa come la conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà ma questo non basta per tradurla in poesia. Non basta per farne un’arte che grazie allo «stupore verso l’alterità presente, misteriosa e infinita […] costituisce il punto fuga» proprio da quella stessa esperienza per restituirla nella sua intera essenza.

      Del resto è sempre lo stesso Rondoni che ben spiega in un suo libro, dal titolo Non una vita soltanto. Scritti da un’esperienza poetica (Marietti, 200), di come gli interrogativi, tanto quelli dei bambini che quelli dei pensatori, sono capaci di indicare «in modo sintetico l’atteggiamento che la poesia re-suscita dinanzi all’evento del mondo». Così il poeta si chiede davanti ad ogni singolo elemento quali sono le azioni, gli scopi, i gesti che hanno un significato e ne prova stupore. Da prima per il riconoscimento di ciò che esiste e che forma la realtà, poi mettendolo in rapporto con se stesso, con ciò che suscita, con ciò che fa sentire. E’ così che «l’esperienza di una cosa è il giudizio che se ne ha. La poesia aiuta a giudicare in modo più umano la vita, poiché ne riscopre l’importanza, le riconosce il rilievo adeguato. E’ una “scienza nutrita di stupore” amava dire Piero Bigongiari».

      Ma quali sono le esperienze che hanno colpito il nostro autore, da cui sono nate le poesie di questo libro, poesie che non si sottraggono al portare il loro carico di versi alle grida e ai pianti, non si scansano di lato ma partecipano al dolore e ne fanno incantamento per riportarlo all’esperienza stessa? Sono esperienze d’incontri - lo abbiamo già detto che Rondoni è poeta che ama gli incontri, e su questo mi permetto di condividere il piacere e l’attenzione -. Sono incontri fatti in situazioni al liminare della vita, molte volte, o dell’umano, o della coscienza, o del vivere quieto, senza scosse, si potrebbe dire al liminare del vivere “normale” se davvero si sapesse a che cosa corrisponde questo termine. Sono incontri che gli permettono di andare avanti, se pure con lo schianto, e di connettere ancora una volta, e in modo sempre più esemplare, l’esperienza alla poesia.
      La lingua che usa il poeta, e che trovo particolarmente efficace, è quella della comunicazione - come diceva Caproni - unita a certi slang, a certi intercalare, - a volte forse troppo giovanilistici - ma assolutamente moderni e reali, memorizzati nel continuo girovagare, a certi fremiti e tumulti, inevitabilmente rimuginati dai versi di tanta poesia macinata, immagazzinata, di cui si è nutrito come il pane, una lingua dove le parole spesso cantano rime e assonanze necessarie per fare poesia; mentre le visioni sono reali di sangue e carne - dall’esperienza e dall’incontro di Testori - e portano acqua, terra, aria e costruiscono la vita insieme alla poesia.

      Così, ci appare: Ivan, il ragazzo che sta “al braccio 6 di san Vittore” , che fa il compleanno e a cui Rondoni regala il proprio braccialetto di cuoio; le persone “sedute come sacchi mezzi vuoti” al poliambulatorio Mengoli e Iena la ragazza del “carcere che diceva/ entrare in galera apre nuovi orizzonti”; la ragazza di sedici anni che “seduta sul marciapiede si truccava” nell’aria distratta, sfacciata/ di Roma”. Così ci troviamo in luoghi come tabaccherie o sale bingo che sanno “di formica, di truciolato bastardo e laccato”, ci infiliamo “nei viali di Roma/a notte alta” ci sediamo “al tavolo/dell’ultimo bar/mentre intorno sogna brucia l’eterna/città” , andiamo incontro all’ “Inevitabile (che) è ancora ormeggiato a Venezia”, ci sediamo nel “capanno di Garibaldi, tra la/ Marcegaglia e la laguna/” veniamo catapultati a New York in un alba che “sembra silenziosa”. Poi, incontriamo sei brasiliane tra le quali una Lilì che il poeta chiama a gran voce: “Vieni a folgorarmi, a non lasciare/ niente di me, dalla violenta allegria della tua bellezza Lilì, vieni/” e una ballerina del Bol’šoj che balla “Il lago dei cigni” ed è “stanca di morire già dal primo passo e/sferzata a vivere da qualcosa dentro/che il coreografo non può prevedere”.

      Non sembri inconcludente perdersi in quest’elenco di incontri con personaggi e di visitazioni luoghi, in apparenza scombinati, dove ci conduce Rondoni: il fatto è che tutto - e non è tutto perché continuano ancora gli incontri e i luoghi, ma vorrei che ve ne restassero da scoprire – tutto è assolutamente legato a doppia mandata da un filo indissolubile, da un non senso più reale del reale stesso. E’ come sedersi su una giostra vorticosa, un Tagadà che ti spinge da un lato all’altro della pista-mondo, ti sballotta e ti impressiona, ti accarezza e ti ustiona, ti mostra il dritto e il rovescio della tela umana e ti spiattella il rapporto, a cui non avevi forse mai pensato, che si può intraprendere con l’altro da te, uomo o luogo o tempo che sia.
      Versi forti, malsani, tremendi e veri, ustionanti ma lucidi e a volte balsamici come sanno essere certe medicine amare. Un’esperienza da provare la loro lettura, per arrabbiarsi col poeta che non ci nasconde nulla.

      Cinzia Demi
    • Si tira avanti con la forza dello schianto - Rita Pacilio[+]
      La poesia di Davide Rondoni esplora, con puntuale urgenza, la realtà degli accadimenti quotidiani scolpendoli e sezionandoli per poterli frequentare in modo graduale e intenso. L’emarginazione sociale, la solitudine, l’incomunicabilità, i sentimenti sono variabili gestite e considerate come una rivendicazione della vita di cui la poesia si serve per giustificarla, per governarla, per celebrarla. Niente viene lasciato al caso o al moralismo: ogni movimento di lingua porta alla frammentazione del tutto e il tutto esalta il relativismo analogico di cui si nutre la meditazione spirituale. Si tira avanti con la forza dello schianto di Davide Rondoni, edito da Whitefly Press 2013, è un continuo mescolio di frontiere e orizzonti geografici che porta, dentro di sé, una molteplicità di voci come conferma che è possibile avere occasioni innumerevoli di curiosità e di conoscenze. La locazione delle reminiscenze attinge a un serbatoio che si nutre di slanci agostiniani fino a estendersi oltre la singolarità, precaria e meravigliosa, dell’essere umano. L’autoconsapevolezza del moderno e dell’effimero lascia il posto a testi poetici che si addestrano di memoria, osservazione empatica e testimonianza profetica. L’evidenza della caducità della realtà visibile spinge la versificazione all’intreccio di destinazioni inevitabili che si scompongono, si annunciano, si colorano in una concreta restituzione rigenerante del cosmo. Quindi ci si prepara a una nuova visione evolutiva delle cose scardinate dalla forza suprema dell’amore: è l’amore, valore universale, la decifrazione dei simboli, delle convenzioni, dei parapetti sociali. Il Poeta si impasta con l’ambiente umano, con i muri, con l’aria ascoltandone la forza mistica e intima: l’interesse per le piccole cose rinnova le forme e i contenuti degli stimoli naturali. Rondoni usa la poesia come strumento diagnostico per agire negli anfratti del micro e del macrosistema spostandosi, da supervisore, da tutti i punti emozionali sconosciuti a quei campi vitali praticati da ciascuno e in continuo movimento. L’Autore si lascia ospitare dal linguaggio parlato che si riproduce nel verso libero come testamento del perenne dialogo tra la poesia e la fenomenologia. Testo, immagine e senso propongono una soluzione espressiva allo straordinario e difficile affrontare temi e luoghi toccanti: il carcere, l’ospedale, un marciapiede. È così che si restituiscono alla riva i fondali: guardare e stupirsi continuamente del fascino e della fragilità degli esseri umani con un cosciente ed energico schianto di nervi.

      Rita Pacilio
    • Nodo marino saldo e sicuro di eleganza essenziale - Adriana Gloria Marigo[+]
      La nuova raccolta di poesia Si tira avanti solo con lo schianto che Davide Rondoni ha pubblicato per i tipi di WhiteFly Press, 2013 esercita fin dal titolo potente suggestione: ci trasferisce sia sul piano ontologico, sia sul piano esperienziale prospettandoci la fusione, la risoluzione del loro darsi in qualcosa che onori entrambe le polarità, poiché inevitabilmente destinate a convivere, specchiarsi, porsi interrogativamente nella reciprocità, la vicinanza, lo scarto lacerante.
      Iniziando la lettura arriva l’immagine di un “parlato semplice” – nodo marino saldo e sicuro di eleganza essenziale –, che da pagina a pagina lega ogni poesia: la parola – accessibilissima, dai connotati comuni e per questo ustionanti in quanto fortemente ignei (rovo, cella, galera, prigione, bestia, sarcofago, capanno….sogno, fiume, riva, canale, spalti, finestrini, cielo…) - in un crescendo di reclusione- apertura è serenamente funzionale sia al rapporto lettore-poeta, sia al tempo in cui s’apre e matura la stagione ulteriore di Rondoni il cui sguardo sul mondo, il suo contaminarsi di mondo, l’ardente desiderio di mondo, non può prescindere da ogni declinazione della vita che si avvale di scenari molteplici (emozioni, situazioni, città, problematiche sociali) per riconoscere l’alterità, le somiglianze, il punto d’incontro.
      L’incontro - questione icastica nella poetica di Davide Rondoni – è quanto si affaccia e via via incombe nella raccolta, perché è l’epifania necessaria, che giunge ineluttabile come evento toccante, momento pervaso dall’aura misterica affine al sacro – un bracciale di cuoio: tieni,/ come se potessi ridarti/il rovo rosso del cuore// pag. 11 – Un annuncio. pag.13 – Conosci qualcosa di più potente/della bellezza casuale?// pag. 16 – o sovversiva, munita di forza guerriera, terrifica. Quella che sta nel titolo, in quella dichiarazione d’intenti, di necessità, di ineluttabilità: Si tira avanti solo con lo schianto, così da essere subito evidente che – superata la percezione della lettura agevole, confortati dalla prossimità e aderenza della parola a noi e alla realtà – ci troviamo di fronte alla complessità della dualità: un movimento sacrificato, ripiegato, inerziale - Si tira avanti - che per divenire continuità di moto necessita di una azione eclatante, ostile - un parossismo - che accende, fa brillare, alza la temperatura, raggruma in contorsione, cambia l’intorno – solo con lo schianto
      Il termine “schianto” ha il colore di una prospettiva accesa: il poeta ci consegna un messaggio non tanto cifrato, poiché gli piace ritrovarlo, sussumerlo proprio come vessillo per la ragione e il sentimento, per consegnarcelo quale auspicio rito e occasione privilegiata - direi strettamente necessaria - per incidere il tempo, ritrovare umanità genuina, l’anima che attende il bacio senza supplica – trovare nell’aria lo schianto…/ pag. 66.
      E’ un andante mosso tutto il paesaggio umano e urbano che l’Autore ci presenta: un microcosmo totale la cui musica è sottesa da un basso continuo che insinua instancabile che le cose umane, le bassure come un pelago verdastro in questo tempo di parsimonie e sprofondamenti, sono non la distanza che separa, ma la prossimità dalla quale amiamo o odiamo, possiamo la redenzione.

      Adriana Gloria Marigo
    • Verso qualcosa che verrà - Valentino Fossati[+]
      Nota su
      Si tira avanti solo con lo schianto
      di Davide Rondoni
      WhiteFly Press, Lugo (Ravenna), 2013

      Seduta sul marciapiede si truccava, aveva
      sedici anni, nell’aria distratta, sfacciata
      di Roma, o forse meno, ragazzina nel fiume
      d’acciaio e vento, sul bordo
      provvisorio di pochi anni, sulla riva
      della metropoli piena di stracci e di secoli
      coi trucchi e la linea
      meravigliosa degli occhi, la irripetibile
      bellezza che un gesto strappa
      al viaggio, al tormento.

      Conosci qualcosa di più potente
      della bellezza casuale?

      Come fai ad avere paura del male?

      (…)

      Fu lei l’annunciazione ieri mattina
      l’eterno che cerca corpo ancora
      in una ragazzina.



      Rondoni è uno di quei rari autori la cui ‘forma’ poetica piega e fa brillare con un’inattesa evidenza ciò che, con movimento inconfondibile, avvicina e “artiglia”. Dirlo è quasi scontato, ma lo faccio a mo’ di promemoria: Davide è un poeta-viator, della visione e dell’erranza, sul modello dantesco e luziano che osserva e attraversa il reale coinvolgendosi in esso senza nessun risparmio, con l’interezza del proprio sguardo, della propria fisicità. E della propria pietas.
      Per ogni figura umana tra le tante che incontra nel viaggio, il poeta ha come un gesto di grazia. Le ‘tocca’ con la grazia che è propria della poesia e le rende partecipi di un annuncio di salvezza e di riscatto. Per Ivan “al braccio 6 / di S. Vittore, mi annoio dice / ma sta dicendo / muoio”; per i due anziani compagni d’attesa al poliambulatorio, dove le persone “sono sedute come sacchi mezzi vuoti”; per il vecchio sassofonista dal “passo / stanco di anni di ritmo”; per un uomo, in Notizie, apparizioni, “di 187 chili crepato / a Genova in prigione, pochi giorni prima / di uscire / un ritardato” e per una ragazza, giustapposta nello stesso testo di “31 chili modella / adorata da tutti e compatita / in foto”, per molte altre figure sullo stesso piano, di povertà o splendore.
      A livello di contenuto e simultaneamente di forma, Rondoni è appunto poeta dantesco onnivoro, inclusivo, talvolta sopra le righe o eccessivo, festosamente dispersivo spesso con andamento ritmico e metrico incrinato centrifugo che ricorda Zanzotto (ma senza le implicazioni introspettive, di divisione e macerazione dell’io – piuttosto di matrice petrarchesca – del poeta scomparso nel 2011 ). La forma di Rondoni ingloba e richiama lo “schianto”; è deflagrazione luziana di versi come “frammenti esplosi da un’originaria unità” (Piccini) poi in parte ricompattati o ‘tirati’ in certi passaggi fino al limite del gestuale e dell’informe. Lo “schianto” è inteso come manifestazione violenta, irresistibile di ciò che eccede la vita, verso la radicale e assoluta libertà dell’umano sull’abisso di Dio, vertiginoso richiamo di gioia. È come “il balzo della bestia sul più insulso segno / di gioia” e richiama, ad un livello puramente fisico, la scossa del cuore che dà battiti più forti e come impazziti eccedendo il ritmo feriale, rischiando alla fine di cedere.
      Si tira avanti solo con lo schianto, come già i libri precedenti, si configura come un itinerario del corpo, della visione e del cuore. Il poeta fissa lo sguardo e si lascia attraversare dalla realtà così come potentemente accade e si manifesta. Vediamo nuovamente la messa in scena inesauribile di questa realtà, di questi scorci; messa in scena purgatoriale, in rilievo, di luoghi di forte impatto visivo ed emotivo. Vi sono le “cose cieche” che attendono la salvezza; altre, sempre nello stesso disegno di misericordia, che la annunciano. Ci sono i posti rondoniani, teatri di epifanie: le albe a New York, a piazza S. Marco, a Bologna, le piazze gli scorci d’Italia che “splendono nel sole dei temporali”. C’è Roma, dove appare, abbiamo visto, la bellezza “potente”, straziante, tra il feriale e l’angelico di una ragazza (“l’angelo di aria e rimmel nel suo sfaglio”); il ragazzo, apparizione pasoliniana nel cuore del Brasile, che vende bottigliette e grida “agua agua agua”, Caracas “agghiacciante e luminosa”.
      Appare la natura più ‘occasionale’ di questo libro, anche in senso montaliano (con un salto ideale tra le Occasioni e i Diari) . Diario appunto, taccuino, quaderno di “notazioni e apparizioni” .
      Oltre che ad un altro viator come Seamus Heaney – penso a un libro come Electric Light del 2003 – alcuni testi di Rondoni (in una tensione-direzione appartenente già ai precedenti lavori, credo ulteriormente sviluppabile) potrebbero essere messi in relazione ad alcuni momenti intimi o di accorata pietà umana e civile dell’ultimo Pasolini. Dalla Religione del mio tempo (penso a Un papa) a Trasumanar e organizzar del 1971, libro dalle forti implicazioni rispetto all’oltrepassamento della poesia (in rapporto alla sua consustanzialità rispetto al reale e alla vita, mai intesa come fine a se stessa) e del suo limite.
      In Si tira avanti solo con lo schianto, come si è visto, possono convivere e reagire insieme gruppi di versi più lunghi e informi, che si aprono ‘a fisarmonica’ vicino a porzioni di testo più forti, compatte, cristalline, con effetto complessivo di michelangiolesco non-finito e, accanto, altre sprezzature e apparenti noncuranze stilistiche, vedi l’uso spesso ‘facile’, ruvido e casuale, delle rime, delle assonanze e del ritmo, da ballata pop-rock vascorossiana. È proprio in questo senso che la forma si disfa e si riplasma progressivamente nell’aderenza al movimento del cuore, anche stanco e fibrillato, e del passo verso le cose. Verso il compiersi della “vita di un uomo”. Questa forma rappresenta la parabola di una poesia (“freccia d’Amore in terra”, come l’anguilla di Montale) che compiuto gran parte del viaggio nel mare dell’essere, tende a risolversi e a dissolversi in una sempre più incondizionata aderenza – e resa – proprio al reale così come accade. Dove ci si perde, e si naufraga.
      Nel libro il racconto si approssima a questo naufragio, talvolta sembra restituirne il presentimento. Attraverso questa disposizione della voce si può intuire il desiderio del viator di lasciare come in eredità la propria voce e i propri ‘strumenti’ a chi nuovamente compierà il cammino.
      La poesia rondoniana del cammino e del viaggio non solo disegna un percorso, è essa stessa direzione, sentiero, percorso. Si espande talmente, o talvolta si contrae radicalmente (vedi testi forti e prosciugati come il testoriano “E carezzarti / i capelli fino /all’alba, fino /alla fine // carezzarti il viso di cerbiatto / ferito // il fianco betulla / il fianco infinito // essere tuo / essere nulla”), tentata dal nada incandescente di Giovanni della Croce. Fino all’allegria e alla gioia – giocata tutta nei luoghi, nelle scene – del non aver più vincoli rispetto al male o al potere terreno, di poter vedere, le cose così come sono, nude e faccia a faccia.
      Si potrebbe immaginare, parlando di questo ultimo Rondoni, della tensione (una tensione) ad un progressivo, umanissimo, adagiarsi percettivo e formale sulle e nelle cose Senza che però si debba parlare di abbassamento o resa al prosastico inteso come stile appiattito sul grado zero della voce, o non meno come posa formale, maniera. Talvolta Rondoni può usare qualche nota formale di stampo prosastico come allusione o come ripresa dal ‘serbatoio’ della memoria, nella sua natura di poeta onnivoro e inclusivo, ma la sua tensione, il movimento della sua forma (nel senso di forma-vita ancor prima di qualsiasi ipoteca letteraria) è primariamente verso la tessitura concreta di figure e cose nel tempo, nella loro evidenza corporea e creaturale. La tensione è appunto quella di Heaney, di un Armitage, o di diversi autori anche delle ultime generazioni la cui rotta è verso un mobilissimo impasto, oggettivo, della lingua che dica le ragioni di un’esperienza radicale della vita.
      L’abbassamento nella poesia di Rondoni è in questo senso nella direzione luziana; riconducibile all’uso di una retorica comunque alta in cui, per esempio, lo slogarsi e l’aprirsi come il circoscriversi del verso e del metro possono alludere all’incandescente protendersi verso il mondo e al riconoscersi, a ritroso, nella percezione di un’origine, concreta e metafisica insieme più che orfica.
      È come se in quest’ultimo libro, complessivamente e al di là dell’apparenza più aperto, più work in progress rispetto agli ultimi in versi, si intravedesse il tentativo di includere, fagocitare più mondo, più vita, più cose in modo forse meno agguerrito, ma sempre più disarmato con più indulgenza e a carte scoperte (ancor più che in un libro dal carattere più riepilogativo e di bilancio esistenziale come Apocalisse, amore). Quasi fino a scoppiarne e a scomparire. Anche le epifanie della realtà, della bellezza possono come risanare, ma come attraverso un annichilimento luminoso: “Vieni a folgorarmi, a non lasciare / niente di me / dalla violenta allegria della tua bellezza Lilì, vieni / a impacchettare il mondo ai tuoi piedi / e a guardare la fine che faccio sorridendo”. L’amore che dantescamente è movimento inesausto e inesauribile, “non riesce a chiudere / il ventaglio dei baci // si confonde come uno in stazione / che guarda i treni, non sa se partire /sperduto, felice”. È racconto “ che ogni notte mi dimentico”, è respiro del tempo, nome, identità: “Sono lo stesso momento di sempre // da quando hai alzato lo sguardo / e il tuo respiro ha reciso il tuo nome dal niente”. Quella che è come non mai poesia del presente (infinito, eterno: “non funziona più / il tempo ma solo / la pioggia e i segni dell’eterno” – altra annotazione che apre ad uno scenario ‘ultimo’ che dica libertà e gioia) si mostra, nel suo rapporto con Dante e con la tradizione del Novecento, poesia della memoria. È la memoria, in prima istanza di un chi o di un cosa che transitano nel viaggio davanti agli occhi e sono riconosciuti fraterni (ungarettianamente fraterni, o anche nel semplice senso di un amorevole e dolente ‘mi ricordo di te’). È memoria che muove al riconoscimento di sé, anche il convoglio del proprio stile. La poesia, nel suo essere luogo di incontro e di dialogo con la realtà di altre voci e di altre esperienze – materia viva e pensante – è pure è memoria di altri testi, udibili come attraverso una cassa di risonanza, di altre parole che abbiano detto e pronunciato le cose, non solo raccontato, esponendole e magnificandole. Lo schianto, momento di rivelazione e percezione fisica della gioia, ha a che fare anche con questa memoria che è colata lavica di cose e luoghi, sentimenti e annunci. Come questo testo che nell’inizio riprende, quasi rielaborandola, Nostalgia di Ungaretti (ma che è memore, nella parte centrale, anche del Corno inglese montaliano):

      Quando va via dalla memoria
      di ombre e ombre il nome
      una ragazza amata

      e rimane solo Caracas
      agghiacciante e luminosa

      quando rivedi dopo vent’anni
      il destino che hai tradito
      e continui felicemente a tradire inseguendolo

      (…)

      chiama tutta l’orchestra povera del cuore

      aspetta che i violini
      i bassi
      i fiati si accordino, è il momento
      di stringere i denti
      nell’attesa di chissà che suono segreto
      fa ripartire il mondo –


      E poi il finale:

      E poi sentire come divampa
      un incendio la musica, il mondo


      Si lascia spazio alle intermittenze del cuore che preludono, di più rispetto ad altri libri, sempre a nuove disposizioni rispetto al viaggio, a nuovi incontri, a nuovi annunci, a ulteriori esiti di poesia (in questo caso mi viene in mente Sandro Penna e il suo tardo “Non c’è più quella grazia fulminante / ma il soffio di qualcosa che verrà). La gioia (parola-motivo e parola della memoria, così come allegria) nella poesia di Davide nasce dal presagio (caproniano) e dall’annuncio di una libertà radicale, assoluta, anche se al cospetto divino. Nasce dalla percezione vertiginosa della nudità dell’essere di fronte alla maestà del creato (“sei dolcissimo tremendo Creatore”…), o di fronte, si è visto, alla bellezza straziante di una ballerina, o di una ragazza, casuale, come ogni grazia.
      Gioia è infine come musica e danza che si stemperano nella luce “impazzita” di stazioni e luoghi di transito cari al poeta, in questo come nel tema della gioia vicinissimo dunque a Caproni: “Me ne vado e / seguendo il fischio / e i pianti dell’allegria / perdo piano piano la faccia / nelle piogge che divengono canzone.
      Abbiamo visto la gioia come volontà (dell’uomo e del poeta) e sentimento di un amoroso dissolversi fino essere nulla nella resa totale alla realtà, voce e immagine di Dio. Che è grazia, amore assoluto in una luce più piena, verso il compiersi inesausto di un cammino.


      Valentino Fossati
    • “Schianti” di cuore, bellezza, amore ed eros, di Francesco Palmieri: note di lettura e una poesia da Si tira avanti solo con lo schianto di Davide Rondoni, Whitefly Press ed. 2013.
      - Francesco Palmieri[+]
      Cosa si chiede alla poesia? emozione? conoscenza? evasione, sospiri, trasalimenti, colpi di luce o di maglio? O semplicemente lo spirito del tempo, il sentimento di un'epoca, una traccia di quella storia anomica che non si legge sui quotidiani, nei libri accademici; che non è raccontata dalle news spacciate da mezzibusti sapientemente truccati ed omologati; che non narra le lacrime e sangue nell'enumerazione disumanizzata delle fluttuazioni di Borsa, negli abissi genocidari delle voragini mai sazie del moloch-PIL? E allora, se la poesia è ancora racconto ontologicamente umano, se è ancora parola radicata nelle profondità originarie di quel tempio incistato nella testa che è la psiche dell'uomo; se è tale ancora, al netto di ormai stanche purezze estetiche ed estetizzanti, di tentazioni centrifughe verso vuote trascendenze e metafisiche speculativamente rarefatte o, peggio ancora, verso nascondimenti autoreferenziali nelle trame oscure di sintassi misteriche e anarchie grammaticali, è al testo poetico che bisogna di nuovo guardare, e forse farvi ritorno, con lo spirito e la disposizione interiore di chi si affida a un ultimo viaggio, a un viaggio estremo della speranza.
      Ed è così che può anche capitare di imbattersi in un compagno di strada -Davide Rondoni- e in un libro -”Si tira avanti solo con lo schianto”- che attenuano in qualche modo quel senso di feroce solitudine, di disperata speranza che, fra secondo e terzo millennio, globalizzazione, new economy, tecnologia, hanno marchiato nel profondo della nostra sensibilità occidentale e postmoderna.
      Davide Rondoni li intuisce e li conosce i guasti del tempo storico di questa nostra Età: è “il professore” (la tecnocrazia) a cui senza mezzi termini ingiunge: “Se mi programmi, bruciando/la pupilla nell'azzurro/elettronico dei vetrini, se nella acida/festa del tuo laboratorio preveggente/sarai di me[...] Ti chiamerò/in giudizio, e tutte le bestemmie/riservate a Dio le scaricherò,/mai sazio, su di te.”; oppure le “professoresse oh sì esperte” ma ree di un'educazione cristallizzata in “pratiche di cent'anni fa”, pietrificate nell'esercizio di un sapere umanistico e poetico sacrificato al formalismo di una trasmissione formativa vuotamente scolastica e non più capace di offrire “con cura il fuoco/più buio più chiaro”. O anche le legioni dei “nuovi credenti”, quelli che senza più Dio vagano fra i luoghi e gli stereotipi di una neo-apocalisse: “la sala bingo...la fortuna...le rivendite di infinite lotterie...i biglietti a grandi cifre...”. E infine loro, quelli a cui non viene risparmiato un liberatorio “vaffanculo gli altri che comandano”, la testa del serpente, la stirpe dei contraffattori del senso della conoscenza e dello stesso senso della vita.
      Ma non si vuole, qui, indurre verso un errore di prospettiva e di lettura. La poesia di Davide Rondoni non è una poesia a vocazione politica o, più generalmente, civile (sebbene la parola poetica possa rappresentare, in ultima analisi, il grado massimo di raffinazione per qualsiasi civiltà); è invece una poesia pluriversa, trasversale, capace di andate e ritorni, elevazioni e cadute, dalla terra al cielo e dal cielo all'abisso. Una poesia lucidamente consapevole, irrevocabilmente conscia che “Il rischio è cominciare da vivi/il viaggio dei morti.”; è sapere fin da subito l'itinerario esistenziale umano la cui meta, fra “schianti” di cuore, bellezza, amore ed eros, pietas e crudeltà, solitudine dell'Io ed empatia cosmica, è l' “Inevitabile”, quella spietata ovvietà, quello spesso taciuto luogo comune che è la morte ovvero l' “andare...solo da quella parte” perché -inutile celarlo- “La morte circonda la vita”.
      Una poesia dunque senza soluzioni, aperture? schiacciata contro il muro invalicabile di una fatalità tragica non eludibile? un ulteriore omaggio autosacrificale alle novecentesche filosofie del negativo? una dismissione dell'ottimismo della volontà? Nient'affatto. Chi conosce la poesia di Davide Rondoni, ne conosce contestualmente la vitalità -fino al vitalismo più cocciuto- che attraversa il suo universo poetico, la sua visione del mondo; ne conosce il “cuore”, tanto che la stessa parola “cuore”, mondata dalle melense e patetiche incrostazioni a cui canzonette e soap opere l'hanno esposta, è la più ricorrente di questa silloge; sa quanto sangue, anima, respiro, ha da mettere in campo prima che sia decretata l'ultima parola. Una parola tragica certo, ma non fragile, non disarmata, anzi. Rondoni le sente “le scapole in fiamme”, “nella schiena...il fuoco/di ali bruciate”, ma non recita mai il requiem dell'uomo battuto, dell'inetto alla vita; egli sa fino alla fede più viscerale, che all'ombra si oppone l'incoercibile luce, al male il “cuore” che pulsa ostinato, all'orrore
      il sublime che coglie inaspettato; sa che deve “cercare la tortora/ di fuoco, il doppio sguardo//mirare/a una felicità micidiale.//E non temere il crepacuore.”.
      E se doppio sguardo, felicità micidiale, l' “irripetibile bellezza” di una ragazza seduta sul ciglio di una strada di Roma, la dea americana incontrata per caso e che svanisce fra la 103 e la 86 della linea rossa A di New York, la violenta allegria di Lilì (una giovane donna brasiliana), non dovessero bastare a dire questo straordinario prodigio che è vivere il mondo e nel mondo, lo stare quaggiù dove lo “schianto” è sempre possibile, è esperienza irripetibile eppure sempre ripetibile, e dove -sincronicamente, a volerlo credere- è persino “annunciazione” nel suo alto significato religioso; allora non rimane che un' ultima raccomandazione, un ammaestramento terminale, il fondo estremo di una preghiera colma di fede: “è stato tutto così il tuo breve/tempo nell'universo//hai amato, ti sei/perso, ma ti ha artigliato Dio.”. E Davide a Dio ci crede, così come crede all'Uomo, alla Terra, al Creato, che neppure per un momento rinnega, nemmeno quando Dio assume il volto di pietra di tanti compagni di fede che Dio l'hanno posto sulle labbra ma non nel loro cuore. Che di certo non è il cuore grande e umanissimo di Davide. Della poesia di Davide. Rondoni.


      Francesco Palmieri
    • Rondoni, lirica potente… Da sfogliare - Nicola Bultrini[+]
      «Si tira avanti solo con lo schianto», è l'ultima raccolta di versi di DavideRondoni, pubblicata per la neo nata Whitefly Press. Il poeta ci accompagna nel «minimo gran bazar» che è il mondo, una giostra frenetica e avvincente, di personaggi urbani o della memoria, che esprimono sempre «l'eterno che cerca corpo». Rondoni conferma ancora una sua potenza
      lirica carica d'amore, che affronta la realtà, anche quand'è buia, ma illuminata da improvvisi lampi, perché tra i «nudi fasti», anche «precipitare è un'arte». Si attraversa l'oscurità sempre per trovare la luce,assecondando una spinta di vita fortissima, fino allo schianto. Perché la «la vita è solo se scommette d'essere infinita» e bisogna «trovare nell'aria lo schianto e / deviare in volo / verso la grande sera». Sottopelle rimane una «gratitudine dura», una «dura felicità». Perché Rondoni sa che «questa festa dolorosa e confidente» che è la vita, è comunque prodigiosa. Allora si tratta semplicemente di «mirare / a una felicità micidiale. / E non temere il crepacuore».

      Nicola Bultrini - IL TEMPO, Domenica 7 Luglio 2013
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    • Davide Rondoni: Si tira avanti solo con lo schianto - Davide Ferrari[+]
      Ecco la formula per guardare in faccia la realtà! Per guardarci in faccia una volta ancora e dire che siamo vivi, che non stiamo giocando a fare i criceti sulla ruota o gli inguaribili accusatori di un nemico che c’è.
      Di questi tempi suona quanto meno strana un’affermazione così decisa e piena di vitalità come quella del titolo del nuovo libro di Davide Rondoni. Lo schianto! Ecco, questo è il punto, o il sugo di tutta la storia.
      Il dizionario dice: schianto - rumore fragoroso provocato da un’improvvisa rottura, urto o caduta.
      Di cadute ne abbiamo avute, e non meno di rotture, strappi con il reale, con ciò che conta e vale, con la meraviglia e lo stupore; con l’amore. Perché con la paura dilagante, inventata, provocata, vissuta e interiorizzata, c’è solo la paralisi. E la paura è il contrario dell’amore che move il sole e l’altre stelle.
      Il poeta sembra voler dare una soluzione, neanche tanto provvisoria, all’abulia, all’afasia e alla conclamata crisi che, prima di essere economica eccetera eccetera, è crisi morale.
      Il regista Andrej Tarkovskij, figlio del grande poeta Arsenij, scriveva righe quanto mai attuali: Ora è a tutti chiaro che l’uomo si è sviluppato senza sincronia tra il processo di conquista dei beni materiali e quello di perfezionamento spirituale.


      Ora, proprio per arrivare a provocare quello schianto che ci tira avanti, per darci un’occasione, è necessario scegliere l’opzione rottura. È necessario fare lo sforzo per lasciarci alle spalle qualcosa, o quanto meno di trovare il coraggio di guardare avanti senza la paura del mistero, sostanza che ci tiene in vita, senza temere il crepacuore.
      Altrimenti il rischio è cominciare da vivi / il viaggio dei morti.
      Il viaggio della poesia di Rondoni è, a tratti, di una violenza straripante, quasi inebriante, e ci dice tutto sulla volontà del poeta di non perdere tempo, di concentrarsi su ciò che ha sostanza, senso, perché il resto va in panne, si esaurisce.
      Il rischio è quello di bruciarsi: nella schiena ho il fuoco / di ali bruciate, se mi dici / rallenta / precipito in ogni dolore nel raggio di una vita / o faccio il balzo della bestia sul più insulso segno / di gioia.
      Ma il gioco vale la candela perché la vita è solo se scommette d’essere infinita; pena il perpetuo giro sulla ruota o sulla giostra rotta della morte.


      In questo libro, edito da Whitefly Press, la penna di Rondoni non ha limiti. Accenna al divino con immagini quotidiane, mescola registri, tempi storici, cita l’amico Lucio Dalla di Disperato erotico stomp riferendosi niente meno che a Garibaldi; usa la magia della poesia per vestire Karol Wojtyla da netturbino con la sua giubba arancione: Karol il grande, dicono / un eroe, non vedono / il duro lavoro, / la giubba arancione sulla strada all’alba. Di questo passo si incontra San Francesco che sguaina l’anima del lupo, la bellezza fino alla violenza di Svetlana Zakarova, stella del Bol’šoj; si viaggia dal Brasile alla Romagna per tornare a New York, in un uragano che ha bisogno di aria, per muoversi, respirare, autoalimentarsi per rimanere disperatamente aggrappato alla vita.
        Anche in questo, come in altri libri di Rondoni, non mancano le brevi e folgoranti poesie d’amore, in cui profondità e immediatezza convivono in una manciata di versi. Gemme incastonate nel terremoto poetico rondoniano a ricordarci che l’amore più che un sentimento è una forza. Che tira avanti con lo schianto.


      Tutta la silloge è permeata da un’urgenza irresistibile, del poeta e dell’ambiente. Un urgenza di pulizia del sentire, di libertà, di speranza. Basti pensare alla varietà di vocabolario e alla valenza semantica e fonica di certi termini: il tuono, lo schianto, il cielo che deflagra, la festa rovinosa del cuore, lo sterminato viaggio, l’oceano bruciato via, per citarne solo alcuni.


      E in questo tumulto c’è giustamente spazio anche per una considerazione, neanche troppo velata, rispetto all’insegnamento della poesia a scuola: La poesia muore nelle scuole tutti i giorni un poco / scannano i capolavori, lasciano gocciolare / il sangue dalle carcasse aperte.


      Il libro si chiude con un verso che è un programma: E non temere il crepacuore.
      Chissà se alla fine della stesura di questa raccolta, dopo una tirata così violenta, reale e meravigliosa, qualcuno si è preso la briga di controllare se Rondoni stesso, ne sia rimasto vittima.
      O almeno di fargli l’antidoping. Sicuramente lo avrà trovato positivo.
      Ma, al momento, la poesia sembra l’unica droga che non rende schiavi.
      Indipendenti.




      Davide Ferrari : I versi di Si tira avanti solo con lo schianto sembrano permeati da un’urgenza irrefrenabile, da un impeto, rispetto ad altre tue raccolte.
      Come si colloca questo ultimo libro nel tuo itinerario poetico?


      Davide Rondoni: Per me la poesia è sempre urgente. Secondo me chi dice di fare poesia senza urgenza esistenziale fa un'altra cosa... Forse letteratura o intrattenimento colto, non so... Non so se c'è una urgenza maggiore rispetto ad altre raccolte... Forse c'è qualcosa di più scabro, essenziale... "Non voglio più eleganze" dice un verso poesia elegantissima di una dura felicità, come certi vinti vincitori... Il tempo del resto che ci viene dato è per divenire più essenziali, duri, precipizi, lievi... E per scoprire la vera gloria. Che non somiglia per nulla a quella mondana e untuosa e soffocante che molti anche letterati cercano... Per fortuna non mi devo collocare... Non ho mai cercato collocazione e non colloco nemmeno i miei libri tra loro (molti non li possiedo neanche nella mia scardinata libreria...).



       
      D. F. Internet ormai è parte della nostra vita. E senza dubbio siamo nell’epoca della parola, anche se in molti casi impoverita e svuotata. Cavalcando la via della rete sono nati come funghi centinaia di servizi a pagamento di ogni genere per autori. Così come imperversano decine di nuovi pseudo-editori. Ma sembrano più operazioni commerciali che giocano sulla passione di molti, piuttosto che puntare sul lavoro e sulla serietà. Come un giovane autore può incontrare il pubblico, comunicare, condividere il proprio lavoro, magari anche sfruttando le potenzialità di un mezzo così potente come la rete?


      D. R. Internet per me è come il boiler. Sì quello dell'acqua calda per la doccia. O come il cavatappi. Uno strumento utile che facilita la vita. Ma la vita non può essere presa da nessuna rete. I tecnologi filosofi che stanno dietro alla promozione di una nuova antropologia internettiana (l'io collettivo, la trascendenza orizzontale, la democrazia sempre più diretta e compulsiva, la scomparsa come accenni di mediazione editoriale etc.) sono come dei filosofi del boiler. Vorrebbero reinventare l'uomo grazie ad avanzamenti tecnologici. Ma già Leopardi e Baudelaire avevano capito che non funziona. In realtà, come dici, i problemi della vita con il virtuale semplicemente raddoppiano. Prima c'erano solo gli editori del cazzo -un po' fraudolenti, un po' guasconi, un po' teneri- qui nel mondo, e ora ce ne sono un sacco anche nel virtuale. Il problema dunque s'è raddoppiato ma resta lo stesso. Non fare poesia per diventare famosi, ma per dire il vero della tua vita, e cercare maestri e lettori con cui confrontarsi. Attraverso riviste, persone, editori, compagni di strada che si preoccupino di amare e custodire le tue parole, non di promuovere il tuo faccino o il tuo nome...
      La fama è la scimmia dell'eternità. E un poeta non cerca la fama (o la finta eternità) del nome scolpito nella pietra. Ma l'eterno nel frangente, nel fragile, nell'andar via...

       


      D. F. In una tua poesia scrivi che la poesia muore nelle scuole. È molto interessante pensare a un’educazione alla poesia come antidoto contro la lamentela generalizzata. O contro il crepacuore, per usare le tue parole. Qual è la tua proposta in questo senso?


      D. R. Sul disastro che il nostro sistema burocratosauro, statalista e demente sta creando coi nostri giovani a riguardo di arte musica poesia etc. (e non solo di quelle) nelle scuole ho cercato di far aprire gli occhi con un libretto polemico e però propositivo (Contro la letteratura, Il saggiatore). Non sono cose riassumibili in poche battute. La questione è complessa ma va affrontata. Vedo troppi facili conservatori in giro. Vedo fame nei ragazzi di cultura viva, bella. Vedo adulti troppo impegnati a difendere la propria sedia, lo stipendietto, l'ideologia, la burocrazia invece della vita. Occorre, in estrema sintesi, mettere veramente alla prova gli insegnanti e puntare sulla loro reale capacità e intensità. Ma devono farlo loro per primi, invece che puntare sul mestiere fisso e sulla ritualità di programmi e cose finte del genere.

       


      D. F. Scrivere poesia è ancora un modo per partecipare alla politica in maniera attiva in un momento in cui anche questa parola sembra aver perso ogni significato?


      D. R. La politica è la carità più grande... Se uno la fa con coscienza e senso di servizio. In questi vent'anni anni, centri di potere manifesto e occulto, non certo interessati alla vera morale ma al loro potere, hanno svolto in Italia e non solo un'opera di demonizzazione della politica, sfruttando le troppo facili occasioni che venivano date da molti esponenti dei partiti. Ma sono sempre stato curioso del fatto che la battaglia contro la cosiddetta "casta" (parola odiosa, violentissima) è stata svolta non dal popolo, ma da un'altra casta (giornalistica) dietro a cui si muovevano altre caste (giudiziaria e finanziaria). E perché indebolire la politica a opera di poteri che invece non rispondono a nessuno democraticamente? La gara a mostrarsi più puri genera solo orrore. E divisioni orrende. In questi anni abbiamo assistito a questo spettacolo tremendo. E ne paghiamo le conseguenze. Scrivere una poesia è sempre un atto anche politico perché non riguarda mai solo una persona. Poi la politica del poeta non è quella del politico. Non si parla per convincere, né per vincere. Ma per sacrificarsi alla luce della notte e del giorno. E per diventare finestra sul vivente e sul suo mistero.


      Davide Ferrari  -  lunedì 15 luglio 2013
    • Poesia, la realtà ricca d'amore nella nuova raccolta di Davide Rondoni - Emilio Zucchi[+]
      Le traiettorie nette di un vita che, per ragioni di lavoro letterario (festival, conferenze, attività universitaria), scorre e talvolta corre migrabonda tra varie città italiane e città straniere, tra cui spiccano Venezia, Roma, New York e Rio de Janeiro, animano la poesia di Davide Rondoni (forlivese, 49 anni, poeta di chiara fama che ha pubblicato per Guanda, Mondadori, Rizzoli, Marietti i suoi libri più importanti) con la freschezza cosmopolitica e, a tratti, pop, dell'amare il mondo e l'umanità. Tuttavia, nella nuova e bellissima raccolta di liriche di Rondoni «Si tira avanti solo con lo schianto» (non sfugga l'interessante commistione di tono metrico elevato, dato dall'endecasillabo, e vitalità idiomatica del lessico d'uso quotidiano e informale), al canto evtusenkianamente felice della luce e delle strade, e dei campi e dei bar e dei viadotti e dell'alba, si accompagna l'irrompere di «un Dio airone / in una terra d'alberi silenziosi» e l'addolorata ma cristianamente energica consapevolezza che «la vita abbaia tutta la vita / per un'altra giustizia»: temi eticamente nitidi e, di conseguenza, immagini icastiche e nudità aggettivale. Una scabra e pudica virilità di sguardo sostiene il dettato lirico di Rondoni nel segno di una anarchica e cattolica pietà: «Sono con Ivan al braccio 6 / di san Vittore, mi annoio dice / ma sta dicendo / muoio, / e poi guardando via: oggi / è il mio compleanno (...) mi slaccio / un bracciale di cuoio: tieni, / come se potessi ridarti / il rovo rosso del cuore (...)». E, nel finale della poesia che parla di una prostituta sedicenne alla periferia di Roma: «fu lei l'annunciazione ieri mattina, / l'eterno che cerca corpo ancora / in una ragazzina». E ancora, nel fumo di una sala bingo affollata di disperazione, ecco chiedersi: «Quanta oscurità occorre / traversare per divenire / luminosi (...)». Magistrale la lirica che riporta frammenti di conversazione telefonica di un uomo in treno che si informa su un camper usato, ma poi parla della moglie malata: «un male bastardo / qualcosa nelle ossa». L'amore, poi, è nel «carezzarti il viso di cerbiatto / ferito / il fianco di betulla / il fianco infinito (...)». E il mistero ha la forza della fede, perché «la morte circonda la vita / ma è come una giostra rotta».

      Emilio Zucchi, La Gazzetta di Parma, 25 ottobre 2013
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    • Letture - Loretto Rafanelli (da poesia.blog.rainews.it, il primo sito di poesia della RAI)[+]
      Davide Rondoni in una poesia inserita nel suo recente libro, scrive: “ecco il matto che sale alla 125th/ urla qualcosa forte/ fino alla 116th e/ non ha niente da perdere/ penso: sono stato uno così,/ qualcosa da urlare da cantare a tutti mi fa nido/ nel petto…”, parole dedicate a una persona incontrata casualmente, ma che poi converte per descrivere il suo procedere quotidiano, quel vortice travolgente di vita tra poesia e polemiche (ricordiamo solo quella sull’insegnamento della letteratura nelle scuole superiori, la dura reprimenda a quei docenti “senza fuoco, come se un libro te lo possa/ consigliare uno che non muore/ con te tutti i giorni, o viaggia o ama o/ come te non sa come fare”), incontri continui in Italia e all’estero, interventi su giornali e in TV, organizzazione di eventi, poi direttore del Centro di poesia di Bologna, critico, insegnante irregolare, conferenziere, ecc. Cose risapute, ma che ogni tanto è bene ribadire nel momento in cui si parla della sua poesia, considerato che tutto ciò influenza la sua scrittura, difficile da inquadrare con le regole classiche della critica. Rondoni infatti ha una stesura poetica tellurica, segnata da una velocità inusitata, da uno scatto continuo come fosse un velocista sempre approssimato al filo di lana, debordante nella sua forza così avvolgente. Un poeta anomalo per ogni canone, intento come è a sondare nuove strade, per fuoriuscire dai limiti, per lui angusti, della tradizione poetica (seppure sia poi saldamente ancorato a una certa lirica italiana). In alcuni momenti pare quasi un rapper, almeno nel senso di un linguaggio che scorre quasi automaticamente nel dire le cose del mondo, ma dove sgorga sempre cristallina la forza della poesia (un esempio: “Seduta sul marciapiede si truccava, aveva/ sedici anni, nell’aria distratta, sfacciata/ di Roma, o forse meno, ragazzina nel fiume/ d’acciaio e vento, sul bordo/ provvisorio di pochi anni, sulla riva/ della metropoli piena di stracci e di secoli/ coi trucchi e la linea/ meravigliosa degli occhi, la irripetibile/ bellezza che un gesto strappa/ al viaggio, al tormento”). Questo, crediamo, perché egli vive la vita in modo totale, con mille contatti, mille viaggi, mille occasioni, sempre alla ricerca di una esperienza ulteriore, di una verità ulteriore, di un rapporto con l’altro, inteso come colui che ci parla di una necessità, di una urgenza o da una soglia sconosciuta, sempre teso all’ascolto di una parola decisiva del Dio clemente. Se non si parte da questa elementare constatazione difficilmente si potrà poi capire la sua poesia. Allora, anche le critiche più volte ascoltate (almeno quelle più oneste, perché ci sono pure posizioni prevenute, soprattutto per motivazioni ideologiche), che puntano sulla scarsa cura che Rondoni porrebbe nei propri versi, ci pare non tengano conto della condizione vitale del poeta: proprio dal vorticare frenetico della sua esistenza, e che diviene il suo humus, esce la poesia, i suoi versi da qui prendono il via, e non possono essere falcidiati da un variantismo che diverrebbe solo maniera, perdendo quello spontaneo contatto con il mondo che è la sostanza per cui scrive e poco importa al poeta il verso perfetto se deve andare a scapito del dire.
      Il libro, pubblicato da un piccolo editore romagnolo, Whitefly Press, dal titolo enigmatico, Si tira avanti solo con lo schianto (dove lo schianto è una reminiscenza ungarettiana, e sta lì proprio per dire che solo con una grande forza, una decisa passione, un amore per la vita e per gli altri, si può riuscire a costruire una prospettiva personale e sociale migliore), è un lungo viaggio che Rondoni compie con lo spirito di colui che sa che l’importante è “cercare la tortora/ il fuoco, il doppio sguardo/ mirare a una felicità micidiale./ E non temere il crepacuore”. Come sempre in Rondoni, la poesia è una esperienza di vita, giocata sul filo del rischio, della necessità, del gioco d’azzardo di uno sguardo che non si ferma, di uno scatto vitale, di uno schianto: “nella schiena ho il fuoco/ di ali bruciate, se mi dici/ rallenta/ precipito in ogni dolore nel raggio di una vita/ la vita è solo se scommette d’essere infinita”. Come sempre ci sono i tanti incontri, quello con il barbiere (“Il barbiere che lavora/ con la ‘zigaretta’ tra le labbra/ fottendosene come un dio/ dei divieti e della salute/ è il mio patrono, l’estremo/ dono del cielo ai combattenti”), con il ragazzo ritardato (“Il ragazzone ritardato sulla spiaggia con la carriola/ che corre nel vento e con il mare grosso/ è avanti a tutti, grida di che oscura felicità/ urla lui urlano le onde/ e io morendo/ trasformo tutto questo in silenzio”), con i pensionati in attesa nel poliambulatorio Mengoli, con Ivan il carcerato del braccio 6 a San Vittore (“Sono ventisette e ha/ la faccia da bambino, mi slaccio/ un bracciale di cuoio: tieni,/ come se potessi ridarti/ il rosso del cuore”). O con il barista (il bar è il luogo ricorrente della poesia di Rondoni, dove incontri, amarezze, notti mai concluse, speranze, delusioni si accavallano senza tempo), che è forse lui stesso, che dice:” Oh signora… Non sa/ nella notte del bar/ come sto solo/ nel buio/ con tutto il mondo/ addosso/…/ conosco del male il più/ perduto fosso/ e la solitudine di ogni pena/ mi entra mi spacca/ la vena/ dentro le vetrate nere/ mormoro le preghiere/ io sono il barista, io/ sono il cristo/ delle persone sole/ che non attendono niente/ la più sperduta/ gente/ faccio due chiacchiere gentili/ per far sentire tutti/ meno vili”. Poi c’è il versante dell’amore, perché questa raccolta è anche una lettera d’amore verso chi è solo un “nome sonoro come vetro tra i denti/…/ sui tuoi fianchi il mio disastro/…/lieve ragazza di poesie”, è un vagare nel cieco sconfinamento in cui l’amore può portare: “del perdermi nel tuo silenzio/ violento come un tuono”, o ancora la sembianza che rimane solo memoria, ricordo: “Quando va via dalla memoria/ di ombre e ombre il nome/ una ragazza amata/…/ e il mare brucia azzurro nella sera e non sai/ dove guardare”.
      C’è in Rondoni il fuoco della passione, la costante ricerca di un incontro con la vita, il suo farsi luce, notte, necessità, furia, appagamento, ricerca, indignazione, sostanza, generoso sguardo, mai annichilimento, negazione, svuotamento dell’essere, non tensione verso gli uomini, verso Dio, perché “tutte le morti che hai traversato e le nascite/ ti porgono il braccio”. Rondoni è sempre lì a cercare un momento ulteriore di conoscenza e di vita, come ci ricorda in questi versi: “Si tira avanti solo con lo schianto/ il resto va in panne si esaurisce/ nella schiena ho il fuoco/ di ali bruciate, se mi dici/ rallenta/ precipito in ogni dolore nel raggio di una vita/…/ la vita è solo se scommette d’essere infinita”.

      Recensione di Loretto Rafanelli

      Poesia, di Luigia Sorrentino
      poesia.blog.rainews.it
      Il primo blog di poesia della Rai
      21 agosto 2013
    • Si tira avanti solo con lo schianto - Giuseppe Giglio[+]
      Il barbiere, dice Manganelli, è un signore del linguaggio, un grande raccontatore. Un raccontatore di storie, di vite. Come quelle che narra Maestro Nicola, il riservato barbiere del Don Chisciotte che non ama le chiacchiere; o quelle che racconta Taciturno, il ciarliero e impenitente barbiere del Gobbo riottoso, in quell’ariosa fucina di racconti che è Le mille e una notte. Hanno letto molti libri, i due; e conoscono a fondo quel
      guazzabuglio che è il cuore dell’uomo: abituati come sono a scandagliarne finanche gli angoli più remoti, a raccoglierne confidenze e confessioni. E lo stesso mestiere sembra esercitare un personaggio dei nostri giorni, che fa capolino tra le pagine di Si tira avanti solo con lo schianto (Whitefly Press, 2013), l’ultima raccolta poetica di Davide Rondoni (tra le altre sue sillogi: Il bar del tempo, 1999; Avrebbe amato chiunque, 2003; Apocalisse Amore, 2008), presentata al recente Labirinti Festival, a Torino. Eccolo, questo «barbiere che lavora/ con la “zigaretta” tra le labbra/ fottendosene come un dio/dei divieti e della salute». E di lui Rondoni scrive: «è il mio patrono, l’estremo/dono del cielo ai combattenti/per qualcos’altro dallo stupido/ benessere delle copertine, per un urlo remoto/del cuore, per un cazzo di rivoluzione/quotidiana, per un rischio/di perdere l’eternità non la pensione…». Si avverte subito, la voce inconfondibile del poeta e saggista romagnolo; che guarda alla letteratura come ad una cosa di vita, e che di sé dice: «Cristiano cattolico anarchico, penso che senza Dio e senza libertà la vita sia una noia».
      E così Rondoni (che da sempre ascolta ciò che la vita, il mondo, l’uomo gli dicono: in questo ascolto mesercitando una grande libertà; che molte donne e uomini ha incontrato, e continua ad incontrare, in giro per il mondo: dalla Romagna al Brasile a New York, in un bar di Bologna di Caracas o di San Paolo) prova instancabilmente a scoprirla, la vita, a metterla a fuoco, ad invenirvi un che di miracoloso, anche. Dando corpo e sangue a figure emblematiche: di vite, di destini. Come un ragazzo detenuto, cui regala un bracciale, un «niente di amore/nella notte che non
      ha mai cielo/a san Vittore». O come una ballerina russa, stella del Bol’Šoj, lo storico teatro moscovita: «Bella fino alla violenza/entra Odette dalle braccia di corda/stanca di morire già dal primo passo e/sferzata a vivere da qualcosa dentro/che il coreografo non può prevedere». Per non
      dire del «frocetto barba ben curata/e unghie laccate, cover/hiphone rosa», che «è il fulmineo segno della diversità di Dio/come le facce delle cinesi sfatte/per il sesso/che suscitano tenerezza infinita/e l’sms di un’amica che/non sa come fare di fronte alla morte». O di un venditore tunisino, incontrato al tavolo di un bar, che immagina viandante nella notte, «con il minimo gran bazar», «muto nel sorriso stanco, un po’ falso/e meraviglioso», e del quale così rapprende il pensiero: “da solo non sei nulla, càricati/di doni/lascia la tua ombra/ luminosa nel breve, così/breve
      passaggio che ti accosta/ad altri uomini e donne,/e ai bambini…”. Giorgio Caproni diceva che il poeta è un po’ come il minatore, che dalla superficie (cioè dall’autobiografia) scava, scava, scava, finché non trova un fondo che è comune a tutti gli uomini, così scoprendo gli altri in se stesso. E in una direzione non dissimile sembra muoversi Rondoni. Che qui si fa barbiere. E tratta sapientemente i volti sotto le maschere. A cercarne - da narratore in versi qual è – le tante storie nascoste: per sgranarle anche in un solo frammento, e affidandole ad una lingua dai toni non di rado forti, ma soprattutto di luminosa semplicità. E racconta, Rondoni, continuamente scoprendo una peculiare filigrana: l’amore, nei suoi
      non pochi colori. Senza indulgere al dolore, alla violenza, all’indifferenza. Lasciando lo spazio necessario al tragico, che è parte di fondo dell’esistere. E ben sapendo che «si tira avanti solo con lo schianto/il resto va in panne, si esaurisce», e che «la vita è solo se scommette d’essere infinita». Quell’infinito che non finiamo mai di scoprire in ciascuno di noi.

      Davide Rondoni
      Si tira avanti solo con lo schianto
      Ed. WhiteFly Prees 2013

      di Giuseppe Giglio

      FuoriAsse
      Speciale Labirinti Festival
      Dicembre 2013
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    • “Si tira avanti solo con lo schianto” emblematico libro di Rondoni che mostra la poesia come visione lirica di un progetto esistenziale inevitabile e necessario. - Ninnj Di Stefano Busà [+]
      La demolizione di ogni sogno, di ogni ideale sembrerebbe racchiudere questo titolo, in realtà si rivela in Davide Rondoni, un panorama ineludibile del far poesia: senza lo schianto non vi possono essere crescita, rinascita, superamento, non vi può essere il palese dissidio, la distonìa che muove e sommuove le anime in un mutuabile e vicendevole percorso di vita.
      Lo schianto che come precisa lo stesso Rondoni è mutuato  da un verso del testo poetico “Giorno dopo giorno” di Ungaretti è la molla necessaria, forse dilagante e intristita di un giorno qualunque che si propone come faglia, come referente di mistero, di approdo “altro”, di altre destinazioni ed esperienze.
      Ma non basta per dare una svolta successiva ad un’arte che in Rondoni è esperimento di un’alterità, che ci prescinde e ci restituisce la nostra vera essenza, la sorte alla quale siamo chiamati, in prossimità, di esperienze e di conoscenze, di eventi personali a noi strettamente legati.
      Tutti gli interrogativi, le incognite, le inadeguatezze portano ad un solo destino: il superamento del punto di fuga, relativo alla stessa coscienza che in modo difforme ci porta ad assumere atteggiamenti diversificati nel pensiero, riconoscendo la poesia come interprete di un quid che si nutre di stupore, di curiosità per un sentire che è sempre balzo in avanti, incantamento e curiosità verso noi stessi e l’altrui.
      La molla che ha fatto sua l’esperienza di scrittura di questo libro, è a mio parere, il riconoscere la capacità del dolore, l’impatto con esso e condividerlo con l’esperienza stessa del dolore degli altri. Sono incontri con l’altrui “schianto”, all’interno di una strategia comportamentale che ama confrontarsi e dialogare col suo prossimo, evangelicamente edotta dalla sua esperienza personale di uomo e di cristiano.
      Rondoni scrive con un linguaggio asciutto, efficace e moderno che sa individuare e, quindi, tradurre il disagio e il dosaggio dei giovanilismi ai quali la sua poetica è diretta. Davide Rondoni è il poeta delle nuove generazioni, cui lo “schianto” ha permesso di vivisezionare il normale intercalare della coscienza e derimerla dalla conoscenza, dalla esperienza.
      La sua scrittura è dotata di assonanze necessarie in una visione d’insieme che è religiosamente laica, ma anche con qualche impennata teologico culturale di neofita cristiano.
       
      Gli incontri coi personaggi, le visitazioni di luoghi, in apparenza casuali, si mostrano invece forte sollecitazione per l’anima del poeta che ne viene assorbito, fagocitato e ustionato dalla scoperta di umanità, inevitabile al suo linguaggio che non è circoscritto solo all’ambiente familiare, domestico ma risulta inusuale, caratterizzato da forte simbologie e metafore surreali, quanto di lucido e ruvido realismo: in entrambi i casi, fortemente improntati alla vita di tutti i giorni, alle cadute, alle dinamiche, alle ustioni, agli “schianti” propri e dell’altrui solitudine: “Si tira avanti solo con lo schianto/ il resto va in panne, si esaurisce/ nella schiena ho il fuoco/ di ali bruciate, se mi dici/ rallenta/ precipito in ogni dolore nel raggio di una vita/.../ la vita è solo se scommette d’essere infinita/ l’impatto è una carezza/ nella nostra condizione/ sbandati da ogni morale/ ed è diritta sparata in Dio o/ in una sacrosanta maledizione.”
      In definitiva, la poesia per Davide Rondoni fa da supporto ad un più umano sentire, che è “scienza nutrita di stupore” detta alla maniera bigongiariana, e rinnova, riaccende la coscienza della parola con episodi e visioni di sangue e carne,come previsto dal protocollo che abbraccia l’intera essenza dell’umanità. 

      di Ninnj Di Stefano Busà
    • “Si tira avanti solo con lo schianto” - Maurizio Cucchi[+]
      Nell'energia di questi versi, aspri e fortemente comunicativi, Davide Rondoni si muove onnivoro perlustrando il reale contemporaneo e trovando vita e verità nella concretezza ruvida e nella luminosa «sporcizia» del quotidiano esistere. Luoghi diversi (Milano, Roma, Venezia, Caracas, Copacabana, New Mexico, ecc. ma anche bar, treni, carceri, o un negozio di barbiere), vari personaggi dai contorni netti e momenti d'amore compaiono in una sorta di instancabile, ansioso, umanissimo viaggio poetico nella «prosa» del mondo d'oggi.

      Maurizio Cucchi


      Tutto Libri, inserto del quotidiano La Stampa
      sabato 22 marzo 2014
    • Davide Rondoni e la stella del Bol’šoj - Isabella Leardini[+]
      Entriamo in una poesia di Rondoni, nel libro “Si tira avanti solo con lo schianto” (White Fly Press). «Un libro che è come un taccuino di viaggio».

      A Svetlana Zakarova, stella del Bol’šoj 
      Bella fino alla violenza entra Odette dalle braccia di corda
      stanca di morire già dal primo passo e sferzata a vivere da qualcosa dentro che il coreografo non può prevedere
      e il pubblico forse applaude per tenere lontano –
      la più magra delle ballerine incisa nella forza di perdersi
      muove le mani, le gambe come funi, pensieri nuove direzioni della materia annulla la differenza tra il teatro e l’oblio —
      È tutto scena, lo sa seduto al palchetto di terz’ordine di fronte al mio l’apostolo che restò cieco e felice come noi che ora scendiamo a picco tre livelli di scale mobili di metropolitane pietrificate di luce
      città che voleva essere il sogno degli uguali senza visione.
      Lei è nel camerino muto le duole il gomito come un criceto. È nel punto del non sapere più nulla
      il silenzio della mente riservato a chi balla così a chi ascende al cielo – a chi va sotto e poi sotto, tra i denti una dura felicità.

      Davide Rondoni da “Si tira avanti solo con lo schianto” (White Fly Press)


      Il lago dei cigni, la Odette più famosa del mondo, con le sue braccia di corda e il silenzio della mente riservato a chi balla così. È uno dei tanti personaggi veri che si incontrano nella poesia di Davide Rondoni, lei arriva fuori leggera e terribile da un libro che è come un taccuino di viaggio. “Si tira avanti solo con lo schianto” bizzarro titolo, nell’espressione gergale dei nostri vecchi romagnoli, tirare avanti è una sorta di sopravvivenza dura, è qualcosa che si dice alludendo a qualcos’altro. Questo titolo mette insieme due lampi della poesia di Rondoni, la durezza contadina e l’accensione improvvisa… “E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto” viene da questo endecasillabo perfetto la grande eredità d’amore che Rondoni mette in scena nel teatro del nostro tempo. Questa splendida ballerina la metto accanto a un’altra bella donna della poesia di Davide, quella attrice mai finita che vorrebbe una sigaretta, in “Avrebbe amato chiunque”, entrambe nella perfezione del gesto e colte poi in qualcos’altro, in una loro tremenda e altera verità. Questa è la parola scandalosa che anima la poesia di Rondoni, una verità che assomiglia a certe giornate di vento, quello che annuncia i temporali e porta via le tovaglie fuori dai bar… quei bar che dall’inizio sono il suo topos, non c’è niente di minimale nelle sale d’aspetto e nei banconi di campagna o di periferia, negli autogrill di Davide Rondoni, non sono concettuali non luoghi, sono luoghi dell’umano colto di sorpresa sopra pensiero, in un momento più scoperto degli altri, quando l’amore bestia di Caproni incontra la quiete accesa di Ungaretti e la mischia alla tenerezza violenta di Testori e al rap della vita quotidiana. Forse è questo che dirò domani presentando Davide Rondoni a Ferrara (ore 18.00), a casa di uno che in fondo come lui raccontava “le donne, i cavalier, l’arme, gli amori”.

      di Isabella Leardini
      in Versi diversi
      24 maggio 2014
  • Interviste[+]
    • Poesie in 140 caratteri. Intervista a Davide Rondoni - Elisa Gianni[+]
      Il modo migliore per presentare Davide Rondoni, uno dei maggiori poeti italiani di oggi – oltre a essere scrittore, conduttore di programmi televisivi sulla poesia, critico letterario per l’inserto domenicale del Sole-24Ore e opinionista per L’Avvenire, è affidarsi alle sue stesse parole.

      In occasione della lettura di alcune poesie tratte dal suo ultimo libro Si tira avanti solo con lo schianto, lo abbiamo incontrato per porgli qualche domanda.

      Come sta la poesia?
      Benissimo. La poesia cambia forma con l’andare del tempo perché cambia la linea, cambia la lingua, cambiano i ritmi… Ma la poesia segue un suo ritmo interiore che cambia con l’andare del tempo. Quindi la poesia cambia ma sta sempre bene.

      Come si sposa con la velocità di Internet?
      Prima si è sposata con la velocità della carta pecora, poi con la velocità della carta cellulosa e ora con la carta elettronica. I supporti cambiano, per cui ci può essere una trasmissione più veloce delle parole e dei concetti racchiusi nelle parole. Ma la poesia non cambia ritmo perché cambia la trasmissione del supporto. Omero è sempre Omero, sulla carta pecora come online.

      E con i 140 caratteri di Twitter?
      La misura è una meta per la poesia. Il verso – quand’anche libero – è sempre misurato. Quindi anche Twitter è un’occasione, a volte tra il giocoso e il serio. Avere delle costrizioni di misura non è mai stato un problema per la poesia.
      Bisogna stare attenti a non scambiare il mezzo come qualcosa che influisca sulla natura dell’arte. Nel senso che l’arte è se stessa e ha i suoi propri mutamenti che non dipendono dai supporti – a meno che non decida lei stessa di giocare con i mezzi.

      Nelle poesie di Si tira avanti solo con lo schianto, l’ultima raccolta pubblicata per Whitefly Press si raccontano storie semplici che nascondono però dei grandi significati…
      Non esiste la distinzione in poesia tra ciò che è meritevole e ciò che non lo è. La poesia riguarda il destino e nel destino ci entrano le cose grandi come le cose piccole. Nella poesia la distinzione non è riguardo alla grandezza dell’oggetto, ma riguardo al significato: nella poesia non c’è niente di futile e inutile.

      Dai carcerati ai netturbini, dagli ospedali alle sale Bingo di Roma, dai grattacieli di New York alle favelas brasiliane. Cos’è questo schianto che collega tra loro le poesie di questa raccolta?
      Lo schianto è la rottura delle misure. Schiantare qualcosa vuol dire rompere la misura: per amare bisogna rompersi, per perdonare bisogna rompersi, per aprirsi bisogna rompersi, costruire vuol dire innanzitutto rompere.
      Lo schianto è la misura normale della dismisura della vita.
  • Ascolta la poesia 'Ma il capanno di Garibaldi'[+]
    Ma il capanno di Garibaldi
    Ma il capanno di Garibaldi, tra la
    Marcegaglia e la laguna
    con la luna che fa la ragazza
    cattiva
    che cosa è il capanno
    di Garibaldi,
    che c’è pure la bandiera
    ed è solo, solo da morire quando viene la sera —
    ci veniva a pescare? quando, prima
    di strozzare Anita o di guardare
    come un fesso il mare
    dove non ci poteva andare perché
    c’era l’Italia da fare e lui
    avrebbe voluto restare lì a pescare,

    o forse volle pure un capanno
    perché oltre al danno
    che non gli fosse bastato
    di dormire in tutti i letti d’Italia
    voleva pure la sedia a sdraio davanti al niente
    dove muore il sole
    tra Ravenna e che cosa
    c’è oltre al gas, alle saraghe e alle bestemmie dei pescatori
    in tutti quel rosso, quegli ori...

    gli dicevano sei il nostro dio
    e lui pensava: ma come, io?

    mentre entrava nelle città
    tutte quelle grida
    quelle finte, il fumo, il sangue, la violenza
    voleva essere qua,
    nel capanno tra il petrolchimico e
    il cielo
    a buttare la lenza

    forse nel capanno veniva
    aveva giorni in cui non aveva niente da fare

    – tutti parlavan di lui, come un divo rock
    ma forse davvero c’erano ore e giorni
    che non c’aveva un cazzo da fare, solo
    l’eroe per le favole, le bandiere
    e s’annoiava da morire
    e allora disse a un suo amico di queste parti —
    non è che si potrebbe, sì insomma, sai
    per certe ore, avere così dai
    per pescare un piccolo
    capanno?
    E il suo amico che aveva negli occhi
    l’affanno di tutte le piazze
    le vie le statue di Garibaldi e le scuole
    e le lapidi e insegne e i film disse
    piano come un segreto: sì, sta
    tranquillo te lo trovo io un bel capanno, Generale...
    E lì quando venivano certe sere
    sanguinanti
    da stare bene e star male
    il gran soldato, il da tutti usato e
    osannato, sentiva una specie
    di magone, un magone dei due mondi
    e chiudeva gli occhi piano
    dopo aver bevuto un bel po’ di vino
    solo e sperduto nel capanno
    davanti al niente
    si slacciava i pantaloni

    e la sua mano, serenamente...



    In versione originale dalla voce di Davide Rondoni
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… un continuo mescolio di frontiere e orizzonti geografici che porta, dentro di sé, una molteplicità di voci come conferma che è possibile avere occasioni innumerevoli di curiosità e di conoscenze.
Rita Pacilio

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Davide Rondoni legge “Non temere il crepacuore” da Si tira avanti solo con lo schianto
Il rischio è cominciare da vivi
il viaggio dei morti.
Ma si era detto: andiamo, e
si poteva andare, se vuol dire
qualcosa, solo da quella parte.

La morte circonda la vita
ma è come una giostra rotta.

Non si tratta di avere molto coraggio
né di essere saggi. Ma cercare la tortora
di fuoco, il doppio sguardo

mirare
a una felicità micidiale.

E non temere il crepacuore.

Non temere il crepacuore
dalla mano di Davide Rondoni

IMMAGINI RAI tratte dalla puntata A Sua immagine del 2 novembre 2014


Arnaldo Colasanti intervista Davide Rondoni su "Si tira avanti solo con lo schianto"

IMMAGINI RAI tratte dalla puntata Uno Mattina Caffè del 22 luglio 2013


Premio letterario "Antonio Fogazzaro 2014" per Davide Rondoni con Si tira avanti solo con lo schianto
1° classificato
Premio Antonio Fogazzaro 2014
sezione Poesia Edita
Cerimonia di premiazione 13 luglio 2013
Villa Carlotta di Tremezzo, Como

In Giuria: Alberto Nessi (Presidente), Maurizio Cucchi, Laura Garavaglia, Tiziana Piras, Mario Santangostini, Matteo Vercesi.
COMUNICATO STAMPA
PREMIO ANTONIO FOGAZZARO 2014


Premiati i vincitori delle sezioni “RACCONTO INEDITO”, “POESIA EDITA” e “CONCORSO FACEBOOK di microletteratura “Post office”

Como, 14 luglio 2014 - La settima edizione del Premio Antonio Fogazzaro - ideato e curato da Alberto Buscaglia e nato per onorare la memoria di uno degli scrittori più significativi della storia letteraria italiana tra Otto e Novecento che alla sua terra materna, la Valsolda, dedicò alcune della pagine più belle e più note della sua opera letteraria – si è concluso con la proclamazione dei vincitori.

Domenica 13 luglio, nella splendida Villa Carlotta di Tremezzo, sono stati annunciati i vincitori dei concorsi letterari dedicati al Racconto inedito, alla Poesia edita e al concorso facebook di microletteratura “Post office”.

Per il concorso dedicato al Racconto inedito, con tema “Come vi piace”, un omaggio al Centenario della nascita di William Shakespeare e alla libertà della scrittura, Il vincitore è risultato Massimo Daleffe con con il racconto “Come ti pare”, premiato dall’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, Cristina Cappellini, presente in sala. Al secondo posto si posiziona Lenny Pavanello e al terzo Elena Blancato.

I racconti sono stati valutati da una autorevole giuria di scrittori e critici italiani e svizzeri composta da Giuseppe Curonici (Presidente), Gianmarco Gaspari, Gian Paolo Serino, Linda Terziroli, Andrea Vitali.

Per la sezione dedicata alla “Poesia edita in lingua italiana e in dialetto”, nella cui Giuria figurano personalità prestigiose come Alberto Nessi (Presidente) Maurizio Cucchi, Laura Garavaglia, Tiziana Piras, Mario Santangostini, Matteo Vercesi, è stato proclamato vincitore Davide Rondoni con “Si tira avanti solo con lo schianto” (whitefly press) al quale è spettato un premio in denaro di euro 1.000 generosamente offerto dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.

E anche quest’anno ha riscosso grande ed entusiasta partecipazione l’iniziativa di microletteratura ideata e curata da Stefania Viganò e promossa tramite Facebook. Il concorso intitolato “Post office” e ispirato al caposcuola del “realismo sporco” Charles Bukowski, si è rivelato vincente sia per il numero di contributi “postati” (circa 1.200), sia per il numero di Autori (66).

Sono state 5 le categorie premiate: categoria “mi piace” con al primo posto Claudio Sara, al secondo Marina Lorena Costanza, al terzo, Lucia Amorosi.

Categoria “premio speciale Post - office” vinta da Samuele Fabbrizzi, al secondo posto Graziano Gattone e al terzo posto Matteo Pisaneschi.

Per la categoria “qualità” vince Lodovico Ferrari, seguito da Samuele Fabbrizzi e da Vinceno Attolico; nella categoria “humor” prevale Maurizio Capuano; seconda Anna Rira Foschini; terzo Marcello Perugia.

Infine la categoria “quantum” vince Patrizia Benetti.

Ai vincitori, premi prestigiosi tra cui due eBook Reader Trekstor, bollicine vicentine metodo classico Cantina Bellaguardia, due soggiorni nell’albergo di charme fogazzariano Stella d’Italia e ancora bottiglie offerte da Sorsasso-Domasino.

I racconti finalisti, una scelta delle poesie giunte in finale e i micro racconti vincenti del concorso di Facebook sono pubblicati sul settimo volume del Premio, edito come per gli altri anni, da New Press Edizioni-Como.

con il Patrocinio:

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Regione Lombardia, Culture Identità e Autonomie – Provincia di Como, Settore Cultura – Università degli Studi dell’Insubria di Como – Comunità di Lavoro Regio Insubrica – Camera di Commercio di Como - Accademia Olimpica

Premio letterario "Guido Gozzano" per Davide Rondoni con Si tira avanti solo con lo schianto
XIV CONCORSO NAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA
"GUIDO GOZZANO"
EDIZIONE 2013

Il Comitato Organizzatore e i membri della Giuria sono lieti di comunicare che il libro di poesie "Si tira avanti solo con lo schianto" – di Davide Rondoni, ha ottenuto il 2° Premio nella sezione A - poesia edita - del XIV Concorso nazionale di Poesia e Narrativa Guido Gozzano di Terzo

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Diploma di merito per Davide Rondoni con Si tira avanti solo con lo schianto
PREMIO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA
"ALDA MERINI"
EDIZIONE 2014

La Giuria della terza edizione del premio Internazionale “Alda Merini” ha deciso di assegnare un riconoscimento, sotto forma di diploma di merito, a Davide Rondoni per il libro di poesie "Si tira avanti solo con lo scianto".

Domenica 14 settembre 2014
Auditorium della biblioteca di Brunate

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La recensione del mese:
Si tira avanti con la forza dello schianto
di Rita Pacilio
La poesia di Davide Rondoni esplora, con puntuale urgenza, la realtà degli accadimenti quotidiani scolpendoli e sezionandoli per poterli frequentare in modo graduale e intenso. L’emarginazione sociale, la solitudine, l’incomunicabilità, i sentimenti sono variabili gestite e considerate come una rivendicazione della vita di cui la poesia si serve per giustificarla, per governarla, per celebrarla. Niente viene lasciato al caso o al moralismo: ogni movimento di lingua porta alla frammentazione del tutto e il tutto esalta il relativismo analogico di cui si nutre la meditazione spirituale. Si tira avanti con la forza dello schianto di Davide Rondoni, edito da Whitefly Press 2013, è un continuo mescolio di frontiere e orizzonti geografici che porta, dentro di sé, una molteplicità di voci come conferma che è possibile avere occasioni innumerevoli di curiosità e di conoscenze. La locazione delle reminiscenze attinge a un serbatoio che si nutre di slanci agostiniani fino a estendersi oltre la singolarità, precaria e meravigliosa, dell’essere umano. L’autoconsapevolezza del moderno e dell’effimero lascia il posto a testi poetici che si addestrano di memoria, osservazione empatica e testimonianza profetica. L’evidenza della caducità della realtà visibile spinge la versificazione all’intreccio di destinazioni inevitabili che si scompongono, si annunciano, si colorano in una concreta restituzione rigenerante del cosmo. Quindi ci si prepara a una nuova visione evolutiva delle cose scardinate dalla forza suprema dell’amore: è l’amore, valore universale, la decifrazione dei simboli, delle convenzioni, dei parapetti sociali. Il Poeta si impasta con l’ambiente umano, con i muri, con l’aria ascoltandone la forza mistica e intima: l’interesse per le piccole cose rinnova le forme e i contenuti degli stimoli naturali. Rondoni usa la poesia come strumento diagnostico per agire negli anfratti del micro e del macrosistema spostandosi, da supervisore, da tutti i punti emozionali sconosciuti a quei campi vitali praticati da ciascuno e in continuo movimento. L’Autore si lascia ospitare dal linguaggio parlato che si riproduce nel verso libero come testamento del perenne dialogo tra la poesia e la fenomenologia. Testo, immagine e senso propongono una soluzione espressiva allo straordinario e difficile affrontare temi e luoghi toccanti: il carcere, l’ospedale, un marciapiede. È così che si restituiscono alla riva i fondali: guardare e stupirsi continuamente del fascino e della fragilità degli esseri umani con un cosciente ed energico schianto di nervi.

“Versicoli per un ringraziamento” di DAVIDE RONDONI
Davide Rondoni è stato ospite del Caffè Letterario di Lugo lunedì 3 febbraio 2014 per presentare la sua raccolta poetica "Si tira avanti solo con lo schianto”.


A Lugo in una serata stracca
arrivai e mi sentivo il più patacca

c'eran debiti da assolvere,
compiti e compiti da svolgere,

e una nebbiolina mortale
come le notizie ch'alle ossa fanno male.

Ci son momenti che anche se non ci pensi
i noi che sei e sarai si fanno più intensi,

e sarà stata la partenza del buon Leotta
o il cuore che manca ogni volta una botta

o forse anche l'ala di Baracca come un'apparizione
che volava anche se in manutenzione

ma a star con Claudio Daniele Gionata e Bubani
e Gian Ruggero (e la Gabri) e la poesia tra le mani

ho potuto dire qui c'è un coraggio e un decoro
e va, e va nei cuori, sì, un'ala d'oro....

Davide Rondoni
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© foto di Claudio Nostri

Davide Rondoni legge "In treno, due file" e "La Gloria"

Davide Rondoni incontra gli studenti di Bagnara
Circa 120 alunni delle scuole elementari e medie di Bagnara nei giorni scorsi hanno incontrato l’autore Davide Rondoni. 

L’incontro si è svolto nell’ambito del progetto di continuità tra scuole elementari e medie, intitolato “Le parole accese”. 

Questo nome è proprio il titolo del libro di poesie “Le parole accese…poesie per bambini e non” (Rizzoli) di Davide Rondoni, su cui le classi quinte delle elementari e la classe prima delle medie hanno lavorato: ragazzi, insieme agli insegnanti, hanno letto le poesie di tale raccolta, le hanno commentate, e si sono cimentati nel componimento personale di poesie.

Davide Rondoni è uno dei poeti contemporanei più apprezzati in Italia. 

Per quasi due ore l’autore ha catturato l’attenzione dei bambini parlando loro con un linguaggio semplice e suscitando subito la loro simpatia. 

L’editore Gionata Chierici, che ha reso possibile l’evento, ha introdotto l’autore.

“Rondoni è uno dei poeti italiani contemporanei conosciuti nel mondo, e i poeti contemporanei sono davvero pochi – ha sottolineato il sindaco Riccardo Francone, presente all’evento -. 

Questo progetto sulla poesia ha una grande valenza in quanto, man mano che si cresce, gli studenti si avvicinano alla poesia con sempre maggior distacco, ritenendola solo materia di studio, prodotto di letterati e studiosi”.


Link:

http://www.pavaglionelugo.net/2014/02/davide-rondoni-incontra-gli-studenti-di.html
http://www.ravenna24ore.it/news/lugo/0039003-poesia-davide-rondoni-incontra-ragazzi-bagnara

Letture e incontri:
  1. 29 Gennaio, San Giorgio del Sannio (Benevento), "La Poesia mette a fuoco la vita". Davide Rondoni, Rita Pacilio e Alessandro Vetuli.[+]
    29 gennaio
    Auditorium Comunale
    Al Cilindro Nero
    Via Mario Lanzotti
    San Giorgio del Sannio (BN)
    ore 17.30

    "La poesia mette a fuoco la vita"

    evento promosso e organizzato da
    Associazione culturale Gianluca Porrazzo
    in collaborazione con La Vita Felice

    partecipano i poeti

    DAVIDE RONDONI (legge "SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO")
    RITA PACILIO
    ALESSANDRO VETULI


    con la partecipazione di
    FELICE CASUCCI

    conclusioni
    MARIO PEPE

    coordina l'incontro
    DIANA BATTAGGIA

    esibizioni artistiche a cura di
    StudioDanza Novantaquattro di Carmen Pepe



    Link:

    http://www.realtasannita.it/articoli/articolo.php?id_articolo=10444
     
    http://www.ilquaderno.it/s-giorgio-sannio-il-29-gennaio-incontro-poesia-mette-fuoco-vita-92439.html
     
    http://infosannio.wordpress.com/2014/01/27/san-giorgio-del-sannio-bn-reading-poetico-con-rita-pacilio-davide-rondoni-e-alessandro-vetuli/
     
    http://www.informatoresannita.it/archives/54304
     
    http://www.bmagazine.it/flash-news/item/5973-un-pomeriggio-poetico-al-cilindro-nero
  2. 3 Febbraio, Lugo di Romagna, "VIA COL VERSO. La poesia in viaggio. Il viaggio della Poesia". Davide Rondoni al Caffè Letterario di Lugo con Daniele Serafini e Gian Ruggero Manzoni.[+]
    3 febbraio
    Sala Conferenze Hotel Ala D’Oro
    Via Matteotti, 56 - Lugo di Romagna (Ravenna)
    ore 21.00

    evento del Caffè Letterario di Lugo di Romagna
    www.caffeletterariolugo.it


    VIA COL VERSO
    La poesia in viaggio. Il viaggio della poesia.

    DAVIDE RONDONI legge "SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO"
    Edizioni WhiteFly Press, 2013.
    Dialogano con l'autore: Daniele Serafini e Gian Ruggero Manzoni.


    Tutto iniziò forse con Ulisse, prima quello omerico poi quello dantesco, con le varianti del caso. I versi, da sempre, si sono fatti altare per lo sposalizio tra scrittura e viaggio. I poeti hanno lasciato la loro terra, facendovi ritorno o meno, spinti dalla curiosità, morsi dalla fame di conoscenza o fatalmente attratti dall'errare senza meta, assaggio terreno dell'ultimo, infinito viaggio. Dal XVIII secolo, l'Italia e la Grecia diventano le destinazioni predilette dei grands tours degli autori tedeschi (Goethe, Hölderlin) e inglesi (Byron, Shelley, Keats) assettati di bellezza classica, magia e autenticità.
    Con Baudelaire lo scenario del viaggio, da mitico o bucolico, si fa metropolitano. Si fa fuga, anche immaginaria, anche artificialmente indotta, dalla sofferenza, dall'inquietudine e dalla noia. Rimbaud si mette sulle tracce di un "altrove" sconosciuto, ricorrendo alla veggenza e ad un ragionato sregolamento dei sensi. Il nostrano Campana, orfico e visionario, fa del viaggio iniziazione, momento di fusione tra realtà e fantasia in un'unica dimensione spirituale. In Ungaretti il viaggio diventa poesia di memoria, di nostalgia di luoghi, di disillusi naufragi verso un'improbabile terra promessa. Per Luzi, invece, il viaggio è salvifico, è rivelazione divina, apre ai misteri, irrisolvibili senza fede e ragione. Aiuta l'uomo a ritrovarsi.

    E per Davide Rondoni? Sempre in viaggio, con la sua poesia in borsa.
    Il titolo della raccolta la dice lunga. Per campare ci vuole roba forte. Roba capace di farti il botto dentro. Tutto sta nel sapere dove andarsela a procurare. Di città in città, di nazione in nazione. Partire solo con gli occhi della poesia in spalla. Avanzare dritti di testa e cercare l'urto. Con il mondo, con la gente. Ogni singolo, minimo incontro è una deflagrazione che sparge schegge grondanti di splendida e dura vita. E quando quelle schegge ti entrano nei tessuti, non c'è più spazio per sentirsi soli. Milano, Roma, Venezia, Caracas, Sao Paulo, New York: sono trasfigurazioni umane fatte di sangue e mattoni. Dentro un carcere, in un ambulatorio medico, in treno, in una sala bingo, al bancone di un bar, dal barbiere, in metropolitana, in un capanno in mezzo alle valli: i luoghi banali del vivere diventano cornice di apparizioni, epifanie. Detenuti, modelle, venditori ambulanti, professori, gommisti e netturbini. Presenze-annunciazioni con l'iPhone in mano e la "zigaretta" tra i denti. Anche quando sono voci e gesti di miseri angeli decaduti che cantano e ballano la loro fame ai semafori del pianeta. I multipli scoppi quotidiani, filtrati attraverso lo schermo del pc o quello lunare, sono l'eco della prodigiosa esplosione che si verifica puntualmente nel cuore del poeta. Un'esplosione che amalgama terra e cielo, carne e spirito, l'amore per una donna e quello per dio. Un dio presente ma discreto, alla mano, uno con cui fare due chiacchiere al bar.
  3. 29 Marzo, Parma, Davide Rondoni legge "Si tira avanti solo con lo schianto" a "Libro: che spettacolo!"[+]
    Sabato 29 marzo, ore 20.00

    Davide Rondoni presenta "Si tira avanti solo con lo schianto"
    all'evento "Libro: che spettacolo!"
    presso l'Auditorium Paganini di Parma
    (Via Toscana 5/a 43100 Parma)

    Dedicato ad Alberto Bevilacqua

    A seguire, concerto della Filarmonica Toscanini.


    Iniziativa promossa dall'AGIS, in collaborazione con la Fondazione Arturo Toscanini, volta a promuovere la lettura e lo spettacolo dal vivo.

    ... l'obiettivo è quello di incentivare la lettura di un libro da parte dello spettatore teatrale e la fruizione di uno spettacolo teatrale da parte del lettore del libro.

    Libro: che Spettacolo! è l’iniziativa dell’Agis, giunta alla settima edizione, e dedicata quest’anno a Vincenzo Cerami, che promuove lo spettacolo dal vivo e la lettura, grazie alla partecipazione di scrittori che presentano in teatro i propri libri, e di autori che illustrano i loro spettacoli in diversi appuntamenti. Il programma vede coinvolte dal 14 febbraio al 23 maggio le città di  Roma, Napoli, Macerata, Pisa, Parma e Sanremo con 23 appuntamenti. Partecipano i teatri Ghione, Arcobaleno, dell’Angelo, dell’Orologio e Vittoria di Roma, i teatri Nuovo di Napoli, Lauro Rossi di Macerata, Verdi di Pisa, l’Auditorium Niccolò Paganini di Parma, il Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo e il Museo degli strumenti musicali di Roma. Gli scrittori e i poeti coinvolti sono Dacia Maraini, Maria Luisa Spaziani, Gianrico Carofiglio, Cinzia Tani, Giancarlo De Cataldo, Emilia Costantini, Angelo Ferracuti,  Davide Rondoni, Massimo Lugli, Mario Desiati, Claudio Damiani, Piera Principe, Giorgio Pressburger, Alfredo Baldi, Giuseppe Conte, Daniele Mencarelli, Gabriella Sica. Inoltre i brani e le poesie dei libri presentati saranno interpretati dagli allievi dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico”, a cui si aggiungeranno le voci di Milena Vukotic, Manola Rotunno, e Lorenzo Maria Lucci.

    http://www.fondazionetoscanini.it/calendario/CalendarioDettaglio.aspx?id=1479
  4. 31 Marzo, Foggia, Davide Rondoni premia i vincitori del concorso poetico "L'amore è un cane venuto dall'inferno", promosso e organizzato dalla libreria STILELIBERO[+]
    Lunedì 31 marzo

    Davide Rondoni premia i vincitori del concorso poetico
    "L'amore è un cane venuto dall'inferno"
    promosso e organizzato dalla libreria STILELIBERO

    Libreria STILELIBERO
    Viale Ofanto, 293
    Foggia

    tel. 0881 889081

    link:
    https://it-it.facebook.com/pages/Libreria-StileLibero/192202450854957
  5. 25 Maggio, Ferrara, Davide Rondoni legge Si tira avanti solo con lo schianto alla Rassegna "I Poeti dei poeti"[+]
    Domenica 25 Maggio 2014, ore 17

    presso Casa Ludovico Ariosto
    Via Ludovico Ariosto, 67, Ferrara

    http://www.artecultura.fe.it/73/casa-di-ludovico-ariosto



    Il poeta Davide Rondoni sfida le elezioni e canta a Casa Ariosto

    Sfida le elezioni, Davide Rondoni, che ha deciso per domenica 25 maggio di sostare a Ferrara. Difatti, durante le Europee, il poeta romagnolo farà tappa nella città estense direttamente dalle nevi russe. Una pausa tra i poeti del Duca per tirare il fiato. Qui, nel giardino della Casa di Ludovico Ariosto, presenterà la sua ultima fatica in versi, Si tira avanti solo con lo schianto (WhiteFly Press, 2013), raccolta di pura e onesta protesta esistenziale, nella quale ha disconosciuto ogni mediazione letteraria per mettere a nudo ciò che sente e ciò in cui crede: «Poi un nonno che si chiamava Enea – ha detto di sé – ma si faceva chiamare Nino, e uno zio Dante, ma gestore di un negozio di alimentari e di un discreto commercio di opere d’arte. Sarà per questo che non ho mai pensato alla letteratura come a una cosa di libri. Ma di vita. Cristiano cattolico anarchico penso che senza Dio e senza libertà la vita sia una noia». Palese e sofferto il disappunto di chi come lui ha creduto da sempre nel suo Paese, ma lo ha subìto conformista, spersonalizzato e spassionato troppo spesso. L’abbandono dei mezzi toni, dei consueti grigi omertosi additati a un certo fare sociale, lo ha rivitalizzato, come si esprime sin troppo umano sulla statua di Garibaldi – «gli dicevano sei il nostro dio / e lui pensava: ma come, io? – o risponde senza timore alla chiamata del Cantico di San Francesco: «Laudato sii per chi perdona / e vaffanculo gli altri che comandano…»
    A conversare con lui saranno la poetessa Isabella Leardini e Riccardo Corazza, che farà da vero e proprio padrone di casa essendo il penultimo incontro della Rassegna “Poeti dei poeti”, curata da Angelo Andreotti e Matteo Bianchi, e giunta alla III edizione.


    Organizzazione evento a cura di:
    Associazione Culturale Gruppo del Tasso
  6. 21 Giugno, Chieri, "LO SCHIANTO E LA GIOIA" Davide Rondoni e Valentino Fossati alla Libreria Mondadori[+]
    Sabato 21 Giugno 2014, ore 17

    presso Libreria Mondadori
    Piazza Cavour 3, Chieri (Torino)

    http://www.mondadorichieri.it/


    Due poeti a confronto.
    Da
    “SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO”
    di Davide Rondoni
    e
    “LA GIOIA”
    di Valentino Fossati
    nasce
    “LO SCHIANTO E LA GIOIA”
  7. 25-30 ottobre, Gallipoli, "Il mestiere di scrivere" festival della letteratura[+]
    SABATO 25 OTTOBRE
    Ospite: IRENE PAGANUCCI (poetessa e autrice teatrale)
    - Ore 9.00, Liceo Quinto Ennio: Incontro con gli studenti delle scuole superiori: “La poesia italiana nel secondo Novecento”, con gli interventi di Irene Paganucci, Piero Rapanà (Fondo Verri), docenti e autori locali.
    - Ore 17.00, Libreria Nostoi: “Poetry Break” – dialoghi e chiacchiere sui libri, l’universo e tutto quanto, con interventi e letture di Irene Paganucci, docenti e autori locali.
    - Ore 21.00, Libreria Nostoi: Presentazione del libro “Polvere” (Kurumuny Edizioni) di Danny H. Cortese (scrittore e drammaturgo gallipolino).
    *
    DOMENICA 26 OTTOBRE
    - Ore 17.00, Libreria Nostoi: Presentazione del libro “Scrittori brutta razza” (Lupo Editore) di Luigi Yakumo Saccomanno (scrittore gallipolino, secondo classificato al Premio Zingarelli).
    - Ore 18.30, Libreria Nostoi: Presentazione del libro “Questioni di sangue” (Edizioni Homo Scrivens) di Annavera Viva (scrittrice salentina).
    - Ore 21.00, Teatro Garibaldi: “Signore perbene – Viaggio nella poesia italiana al femminile”, spettacolo teatrale scritto da Irene Paganucci, a cura del Gruppo Teatro 4e48.
    *
    LUNEDÌ 27 OTTOBRE
    - Ore 17.00, Libreria Nostoi: “Canto senza voce”, reading musicale sulla poesia di Claudia Ruggeri, a cura di Terra d’Ulivi Edizioni e Gruppo Teatro 4e48.
    - Ore 18.00, Libreria Nostoi: Presentazione del libro “Filastre” (Lupo Editore), di Gianni De Blasi (regista e scrittore) e Francesco Cuna (grafico e pittore).
    - Ore 20.00, Libreria Nostoi: Serata conclusiva del Concorso Letterario “Il Mestiere di Scrivere”.Lettura e presentazione delle opere finaliste, proclamazione delle opere vincitrici. A seguire incontro e reading con i poeti giurati: Elio Coriano, Matteo Greco, Francesco Aprile e Matteo Maria Orlando.
    *
    MARTEDÌ 28 OTTOBRE
    Ospiti: DAVIDE RONDONI (poeta e scrittore internazionale) e VALENTINA COLONNA (poetessa e musicista)
    - Ore 9.00, Bar Tellini: “Colazione con l’autore”. Incontro con gli studenti delle scuole superiori.
    - Ore 17.00, Libreria Nostoi: “Poetry Break” – dialoghi e chiacchiere sui libri, l’universo e tutto quanto, con interventi di Davide Rondoni, Valentina Colonna, docenti e autori locali.
    - Ore 20.30, Bar Tellini: “Io sono l’altro”, Reading di Davide Rondoni e Valentina Colonna. A seguire incontro con il pubblico e acoustic live music.
    *
    MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE
    Ospite: DOMENICO COSENTINO (editore e scrittore)
    - Ore 9.00, Bar Tellini: “Colazione con l’autore”. Incontro con gli studenti delle scuole superiori.
    - Ore 17.00, Libreria Nostoi: “Poetry Break” – Dialoghi e chiacchiere sui libri, l’universo e tutto quanto, con interventi e letture di Domenico Cosentino, docenti e autori locali.
    - Ore 21.00, Aputea Concept Bar: Reading musicale con la poesia di Domenico Cosentino e la musica di Alessandro Manfredi Solidoro.
    *
    GIOVEDÌ 30 OTTOBRE
    - Ore 17.00, Teatro Garibaldi: Presentazione del libro “Le ombre degli avi dimenticati” (Apice Libri) di Mychajlo Kocjubyns’kyj (prima traduzione in Italia), a cura di Inna Skakovska (traduttrice ed esperta letteraria) e Pino Perri (traduttore e ricercatore dell’Università di Bruxelles).
    - Ore 18.30, Teatro Garibaldi: Presentazione della bibliografia di Mariateresa Protopapa (scrittrice gallipolina).
    - Ore 21.00, Libreria Nostoi: Presentazione del testo teatrale “Automotores Orletti”, di Luigi Giungato, a cura della Compagnia Calandra.
  1. Eventi 2013[+]
    • 5 Giugno, Bologna, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      5 giugno ore 18.30
      Bologna, Corte Isolani

      Letture e conversazioni in occasione della uscita di:
      SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO
      (Edizioni WhiteFly Press)
      di DAVIDE RONDONI

      intervengono: Irene Mezzaluna, Alberto Bertoni,
      Giancarlo Sissa, Valerio Grutt, Sarah Tardino,
      Barbara Herzog, Eva Laudace e altri amici e poeti.
    • 13 Giugno, Roma, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      13 giugno ore 18.30
      Roma, Galleria La Nuova Pesa
      Presentazione di:
      SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO
      (Edizioni WhiteFly Press)
      di DAVIDE RONDONI

      in occasione dell’appuntamento con la rivista “Viva”
      a cura di Nicola Bultrini,
      Claudio Damiani, Stas’ Gawronski

      Galleria La Nuova Pesa - Via del Corso, 530 - Roma
    • 14 Giugno, Forlimpopoli (FC), "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      14 giugno ore 21.00
      Piazza Fratti (Piazza della Rocca) - Forlimpopoli (FC)

      Partecipazione di Davide Rondoni al Festival "Degustare Locale" di Forlimpopoli

      Lettura da:
      SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO
      (Edizioni WhiteFly Press)
      di DAVIDE RONDONI
    • 19 Giugno, Milano, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      19 giugno, Milano - S.T.A.S.C.L.S. di Davide Rondoni, Reading & Blues


      www.altempiodoro.it
    • 21 Giugno, Cagliari, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      21 giugno, Cagliari, Davide Rondoni partecipa a Letti di Notte 2013 con "Si tira avanti solo con lo schianto" 

      Letture BenDate presso la libreria Piazza Repubblica Libri,  
      Corso Vittorio Emanuele 370 - Cagliari 
      ore 24 

      www.repubblicalibri.it
    • 27 Giugno, Matera, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Il circolo “ LA SCALETTA” d’intesa con l’associazione
      “MATERA POESIA 1995” organizza l’evento culturale
      POESIA ARTE E MUSICA

      Presentazione opera donata da Vincenzo MELODIA al Circolo Culturale “ LA SCALETTA ”a cura del critico d’arte Beatrice BUSCAROLI
      Declamazione di brani poetici e presentazione del libro
      “SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO ” di Davide RONDONI

      Giovedì 27 Giugno 2013 ore 19:00
      CIRCOLO CULTURALE LA SCALETTA Via Sette Dolori n.10 - MATERA


      http://www.sassiland.com/eventi_matera/evento.asp?id=23868&t=poesia_arte_e_musica
    • 29 Giugno, Maranello (MO), "Si tira avanti solo con lo schianto"[+]
      Letture di Franco Palmieri

      Il Centro Culturale Nuovi Incontri di Maranello (Mo) presenta la XXII edizione de “LA FESTA CHE TI SPIAZZA” realizzata in collaborazione fra il centro culturale e l’omonima associazione. In particolare si segnala l'incontro:
      "Leggimi qualcosa pari alla vita", elezione di parole, musiche, poesie e racconti della nostra tradizione

      Interverrà

      Franco Palmieri, attore e regista


      Sabato 29 Giugno, ore 21.15
      Piazza Libertà, Maranello (Mo)

      http://www.centriculturali.org/default.asp?id=346&id_n=2098
    • 5 Luglio, Forlì, reading poetico di Davide Rondoni[+]
      Venerdì 5 LUGLIO prima serata di "UNA PIAZZA DI LIBRI", la fiera dell'editoria indipendente organizzata da CartaCanta editore nell'ambito delle iniziative del comune di Forlì "Impazza la Piazza".
      Ospiti DAVIDE RONDONI, il traduttore e scrittore Giovanni Nadiani e l'attrice Paola Contini.

      dalle 20.45, FORLI', Piazza Saffi.
    • 12 Luglio, Civitanova Marche (MC), "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Lo Schianto di Davide Rondoni al Futura Festival 2013 - Civitanova Marche (MC)
       
      "CHE SARA' UNA LUCE NELLA NOTTE"
      venerdì 12 luglio ore 23 
      Chiostro Sant'Agostino - Piazza della Libertà
       
      "Arderà ancora il fuoco della poesia?"
      Reading poetico di Davide Rondoni 
      Introduce Lucilio Santoni


      www.futurafestival.it
      Stacks Image 1552
    • 15 Luglio, Santarcangelo di Romagna, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Lunedì 15 LUGLIO alle ore 21, in concomitanza con il FESTIVAL DEI TEATRI a SANTARCANGELO di ROMAGNA DAVIDE RONDONI leggerà alcune poesie tratte da "SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO" nella suggestiva grotta tufacea di casa TEODORANI (Via Pio Massani, 8), situata nelle Contrade, di fianco al Monte Giove.
    • 16 Luglio, Pisa, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Libreria Pellegrini & l'lnsalateria presentano:
      Schiantattavola!
      "Serata di poesia e piatti tradizionali toscani"
      Martedi 16 Luglio ore 20.30 presso i Locali de L'Insalateria, (Lungarno Pacinotti 40, Pisa).

      Durante la serata il poeta Davide Rondoni, presenterà e leggerà passi della sua nuova raccolta di poesie intitolata "Si tira avanti solo con lo schianto", per le neonate Edizioni Whitefly Press.
      Sarà presente l'Autore, poeta di fama internazionale, saggista, editorialista, e conduttore di diverse rubriche televisive, per un acceso dialogo di vita e poesia, accompagnato da cibi della tradizione toscana preparati dallo Chef de "L'insalateria".
      Un'iniziativa che permette di "fare rete" tra aziende differenti, ed unire potenzialità culturali e gastronomiche capaci di offrire uno spazio "not trendy, not trash, just true", secondo il felice motto delle Edizioni Whitefly Press.

      In un'epoca di continui risentimenti e diffidenze, una serata capace di proporre "di schianto" la bellezza dura della vita e delle cose, attraverso il linguaggio della poesia, e così incentivare la "cultura della lettura", da tutti teoricamente sostenuta ma sempre meno praticata e vissuta.
      Un'occasione dunque di guardare alla letteratura come luogo di una continua scoperta di sé. Sia per chi legge, che per chi scrive.

      Con il Patrocinio di Confcommercio - Provincia di Pisa


      www.libreriapellegrini.it

      www.linsalateria.it
    • 17 Luglio, Milano Marittima (Ravenna), "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Poesia e Tango

      17 luglio
      Bagno Roma 269
      Milano Marittima (V.le Forlì 269)
      ore 21.00

      https://it-it.facebook.com/BagnoRomaMilanoMarittima
    • 20 Luglio, Smerillo (Fermo), "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Festival "Le parole della montagna"
      Laboratorio poetico con Davide Rondoni

      sabato 20 luglio 2013

      ore 10.00
      laboratorio poetico
      "La poesia mette a fuoco la vita"

      ore 18.00
      "La poesia apre"

      Smerillo (Fermo)

      www.leparoledellamontagna.it
    • 20 Luglio, Rimini, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Davide Rondoni e "Si tira avanti solo con lo schianto" al Festival Parco Poesia 2013 di Rimini

      "Letture a un giovane poeta"
      sabato 20 luglio ore 21.30 
      Castel Sismondo - Rimini

      www.parcopoesia.it
    • 22 Luglio, Cervia (Ravenna), "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      POESIA e MUSICA

      Trùcolo Caffè
      V. Xx Settembre, 145
      Cervia (Ravenna)
      ore 21.00
    • 23 Luglio, Parma, "Si tira avanti solo con lo schianto" con Davide Rondoni[+]
      Poesia & Blues
      Davide Rondoni e "Si tira avanti solo con lo schianto"

      PARMA
      Bar Cristallo
      via Carducci 30
      23 luglio 2013
      ore 21.00
    • 25 Luglio, Varese, Davide Rondoni al Festival "Tra Sacro e Sacromonte[+]
      Tra Sacro e Sacro Monte 2013. Quarta edizione


      LUCA LAZZARESCHI: BARABBA di Davide Rondoni
      (rappresentazione teatrale)
      con Stefania Pepe e Matteo Bonanni

      Rondoni, ispiratosi ai testi di Michel de Ghelderode e Pär Fabian Lagerkvist, riflette sulle conseguenze dell’incontro fra Cristo e Barabba e sulla salvezza, prima fisica e poi spirituale, del brigante. Barabba è metafora dell’uomo moderno, attratto dalla figura di Cristo ma al tempo stesso impacciato e incapace di vedere la via che lo conduce a lui.
      L’incontro inaspettato e inconsapevole segna profondamente Barabba che, divenuto insoddisfatto della sua vita criminale, continuerà a interrogarsi sulla figura di Gesù.
      Il brigante racconta la propria esistenza e il suo mutamento: il buio che a ondate lo pervade in galera, dove lo incontriamo, è metafora del cammino che lo porta alla redenzione.
      La narrazione è affidata a un raffinato protagonista della prosa italiana come Luca Lazzareschi.


      giovedì 25 luglio 2013, ore 21.00
      Terrazza del Mosè, Sacro Monte di Varese

      www.trasacroesacromonte.it
    • 29 Luglio / 2 Agosto, Livorno, Davide Rondoni a "Atelier delle Arti 2013"[+]
      Atelier delle Arti 2013

      Dal 29 luglio al 2 agosto, l'edizione 2013 dell’Atelier delle Arti. La vacanza-studio, promossa dal Centro di Poesia contemporanea dell’Università di Bologna, diretto da Davide Rondoni, e dalla Fondazione Claudi, presieduta da Massimo Ciambotti, è rivolta a ragazzi delle superiori, universitari e a tutti coloro che sono interessati ad incontrare maestri e ad approfondire una passione. Una settimana di incontri e laboratori per confrontarsi con artisti e maestri su tematiche riguardanti le varie forme d'arte. Saranno presenti: il poeta
      Sauro Albisani, lo scrittore Vincenzo Pardini, la cantautrice Valeria Rossi e l'attrice Vittoria Puccini.

      da lunedì 29 luglio a venerdì 2 agosto 2013
      Castagneto Carducci, Livorno

      www.centrodipoesia.it
    • 18-24 Agosto, XXXIV Edizione del Meeting di Rimini[+]
      Davide Rondoni alla XXXIV Edizione del Meeting di Rimini

      Letture, conferenza su Pasolini e sui web e nuovi media.

      "Si tira avanti solo con lo schianto" è disponibile presso la libreria del Meeting.




      www.meetingrimini.org
    • 23-25 Agosto, Torricella Peligna (Abruzzo), "IL DIO DI MIO PADRE" Festival letteraio dedicato a John Fante[+]

      Festival letterario “Il Dio di mio padre”
      dedicato a John Fante
      VIII Edizione
      30 anni dalla morte di John Fante
      23-24-25 agosto
      Torricella Peligna (Mediateca John Fante e Pineta comunale)


      Tutto pronto per il festival dedicato a John Fante. Dal 23 al 25 agosto, Torricella Peligna, in Abruzzo, paese d’origine del padre dello scrittore italoamericano tanto apprezzato da Bukowski, aprirà le porte alla manifestazione letteraria “Il Dio di mio padre” ed accoglierà ospiti prestigiosi, intellettuali, docenti ed esperti nazionali ed internazionali. A trent’anni dalla sua scomparsa e a sessantuno dalla pubblicazione del suo libro più autobiografico “Full of life”, l’autore, fra gli altri, di “Chiedi alla polvere” verrà ricordato anche attraverso le opere inedite a lui dedicate, oltre che alle tesi di studenti che hanno voluto approfondire l’opera di Fante.

      L’ottava edizione del festival aprirà le porte il 23 agosto.

      Nella stessa giornata saranno presentate le opere dei tre finalisti del PREMIO JOHN FANTE OPERA PRIMA: Matteo Cellini, Cate, io (Fazi, 2013) Giovanni Di Giamberardino, La marcatura della Regina (Socrates, 2012) Simona Baldelli, Evelina e le fate (Giunti, 2013) con la Giuria tecnica, Francesco Durante (presidente), Giulia Alberico e Masolino D’Amico, partecipa anche Stefano Marino Angelucci, per la menzione a Fascistelli (Il Cerchio, 2013).

      Mentre il 25 agosto ci sarà la lettura, e premiazione, dei racconti per il CONCORSO RACCONTI INEDITI ispirati a John Fante. 8 i finalisti e il vincitore sarà decretato dalla giuria tecnica: Francesco Durante (presidente), Giulia Alberico e Masolino D’Amico, Alessio Romano, Giovanna Di Lello, Mario Cimini. I racconti finalisti saranno pubblicati su Il Centro d’Abruzzo.

      L’altro grande omaggio allo scrittore italoamericano sarà quello dei suoi figli, VICTORIA e DAN FANTE, illustri ospiti del Festival, il 23 agosto giornata di apertura del festival.

      Altri momenti significativi con STEFANO BENNI, protagonista del reading musicale, accompagnato al pianoforte da RITA MARCOTULLI.

      Sicuramente molto atteso, sempre il 23 agosto, l’incontro con lo sceneggiatore FRANK SPOTNITZ dal titolo “da John Fante a X Files e Hunted” con proiezione di interviste a Peter Falk e Edward Dmytryk . Spotnitz, sceneggiatore di X Files, è un ammiratore del grande scrittore italo americano.

      Altro incontro, dai mille significati e suggestioni, è quello in chiusura del Festival, la sera del 25 agosto, con il giornalista PHILIPPE GARNIER che ha fatto scoprire John Fante al pubblico francese. Il titolo dell’incontro

      “La fortuna di John Fante e Charles Bukowski in Francia”.

      Domenica, 25 agosto, l’omaggio a John Fante si concretizzerà con la conferenza di LUCA BRIASCO: “Gli anni della fame. John Fante, Los Angeles e la Grande Crisi.”

      Ma il Festival va oltre John Fante con la proiezione del cortometraggio, tratto dall’omonimo racconto di Dan Fante, “MAE WEST” (2013) di Charles Guérin-Surville alla presenza di OLIVIER MARCHAL, attore regista e produttore francese.

      Ma non finisce qui. Al Festival anche ROMANA PETRI, finalista Premio Strega 2013 con il romanzo Figli dello stesso padre (Longanesi, 2013) e MARCO VICHI con l’incontro intitolato Tutto su mia madre, John Fante e Torricella Peligna. Presenta Alessio Romano – Reading musicale a cura della Compagnia della polvere .

      E ancora: ITALOAMERICANI Reading musicale di FRANCESCO DURANTE, grande esperto dell’opera fantiana e della letteratura italomericana, accompagnato al pianoforte da Federico Odling

      Un programma ricco e intenso, dunque. I partecipati non si limiteranno a ripercorrere la vita dello scrittore ma proveranno a fare un viaggio molto più intimo e introspettivo. Cercando di spiegare quello che ha rappresentato Fante nel panorama artistico e letterario e l’eredità che ci ha lasciato, l’emozione che le sue opere ancora danno a tutti noi. Sono passati trent’anni dalla sua morte e molti di più dalle pubblicazioni dei suoi libri più grandi, non è mutato l’apprezzamento per la sua arte che, anzi, contagia sempre più qualsiasi generazione. Nulla è e sarà lasciato al caso. A partire dal disegno/evento firmato da TANINO LIBERATORE, fumettista, illustratore e pittore, attivo anche nel mondo del cinema e pure lui, che oggi vive in Francia, di origini abruzzesi.

      Il Festival è organizzato dal COMUNE DI TORRICELLA PELIGNA, grazie all’impegno della giunta guidata da Tiziano Teti ed è diretto da GIOVANNA DI LELLO.

      Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito all’edizione 2013 del Festival letterario “Il Dio di mio padre” dedicato a John Fante una propria medaglia di rappresentanza.

      Il Festival è realizzato, inoltre, con il contributo della Assessorato alla Cultura della Regione Abruzzo e della Camera di Commercio di Chieti.

      Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, il Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università degli Studi G. D’Annunzio Chieti/Pescara e della Comunità Montana Aventino Medio Sangro.

      Lo sponsor tecnico è l’Azienda Agricola Masciarelli

      Ed ha il sostegno della Proloco Albert Porreca di Torricella Peligna


      www.johnfante.org

      https://it-it.facebook.com/johnfante.org

    • 19 Settembre, Pordenone, Davide Rondoni a "Pordenonelegge 2013"[+]
      FESTIVAL LETTERARIO
      "PORDENONELEGGE 2013

      Sabato 19 settembre, ore 11.00

      Incontro con DAVIDE RONDONI

      Letture da "Si tira avanti solo con lo schianto"


      Palazzo Gregoris
      La poesia contemporanea
      Incontro con Davide Rondoni e Alberto Bertoni. Modera Roberto Galaverni


      http://www.pordenonelegge.it/it/edizione/2013/programma_19-09-2013.html
      http://www.pordenonelegge.it/it/edizione/2013/l/92/Palazzo-Gregoris
    • 10-11 Ottobre, Roma, Davide Rondoni al Piccolo Festival dell'Essenziale[+]
      Il Piccolo Festival dell'Essenziale si svolgerà a Roma, nei giorni 10 e 11 Ottobre 2013. Promosso dalla Fondazione Claudi con il centro culturale di Roma, Associazione Italiana Centri Culturali, Clandestino, BombaCarta e Istituto Cervantes, il Festival dell' Essenziale è due serate con protagonisti della cultura che si incontreranno per confrontarsi su cosa, in questa era di passaggio, sia essenziale nel nostro viaggio. L'evento si pone all'interno della manifestazione "Educare alla Bellezza", giunta quest'anno al V appuntamento, che da diversi anni raccoglie a Roma artisti, scrittori, intellettuali.


      Programma:
      Giovedì, 10 ottobre 2013
      Instituto Cervantes, Piazza Navona 91, Roma

      ore 18.00 Saluto di Sergio Rodríguez López-Ros, Direttore Instituto Cervantes di Roma
      Introduce Massimo Ciambotti, Presidente Fondazione Claudi

      Ore 18.30 L'ESSENZIALE.. E' L'ARTE
      Presentazione del libro “Dire luce. Scritti sulla pittura" di Maria Zambrano, Bur, settembre 2013
      Interverranno
      Carmen del Valle, storica dell'arte e curatrice dell'opera
      Carlo Ferrucci, professore di Storia dell'Estetica all'Università Tor Vergata di Roma e traduttore dell'opera
      Juan Carlos Marset, professore di Storia dell'estetica e Teoria delle arti all'Università di Siviglia (Spagna)
      Davide Rondoni, poeta

      Ore 20.00 Buffet

      Ore 21.00 L'ESSENZIALE.. E' SAPERE CAMBIARE
      Dibatto socio-politico sul tema: crisi e il cambiamento
      Interverranno
      Maria Pia Ammirati, scrittrice, vice direttore Rai 1
      on. Guglielmo Vaccaro, Camera dei Deputati
      on. Raffaello Vignali, Camera dei Deputati
      Antonio Polito, giornalista


      Venerdì, 11 ottobre 2013
      Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma

      Ore 19.00 L'ESSENZILAE...E' UN INCONTRO
      Presentazione del libro “Gesù. Un racconto sempre nuovo” di Davide Rondoni, Piemme 2013
      Interverranno
      Marina Ricci, giornalista
      Davide Rondoni, poeta ed autore del libro
      Raffaello Simeoni, musicista
      Elisabetta Conti, attrice
      Beatrice Fazi, attrice

      Ore 20.00 Buffet

      Ore 21.00 L'ESSENZIALE... E' AMARE
      Serata di danza, musica e poesia sull'amore
      Interverranno
      Andrea Monda, giornalista e scrittore
      I poeti Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Serena Mafia, Daniele Mencarelli, Rita Pacilio, Davide Rondoni, Alessandro
      Vetuli, Zingonia Zingone
      La Mvula Sungani Company e la stella Emanuela Bianchini interpreteranno una suite da "Fantasia".

      Brindisi su note romane


      pagina Facebook
    • 16 Ottobre, Misterbianco (Catania), Davide Rondoni a La poesia si fa in quattro[+]
      LA POESIA SI FA IN QUATTRO
      voci contemporanee

      a cura di Giuseppe Condorelli e Paolo Lisi
      "Noi due" installazione di Carmela Palumbo

      mercoledì 16 ottobre, ore 19.00
      presso Stabilimento di Monaco via Municipio 319 - Misterbianco, Monaco

      Davide Rondoni
      “Si tira avanti solo con lo schianto” (WhiteFly Press)
      Flavio Puglisi/ trombone

    • 25 Ottobre, Torino, Davide Rondoni a "OPEN 011"[+]
      Venerdì 25 ottobre, ore 20.00

      LABirinti Festival

      Incontro con DAVIDE RONDONI

      organizzato dalla Cooperativa Letteraria

      Letture da "Si tira avanti solo con lo schianto"

      Relatore Tiziano Fratus
      Moderatore Salvatore Sblando

      presso OPEN 011 - Casa della mobilità giovanile e dell'intercultura
      C.so Venezia 11, Torino


      http://www.cooperativaletteraria.it/
    • 21 Novembre, Frascati, Davide Rondoni al Museo Tuscolano di Frascati[+]
      Davide Rondoni legge da
      "Si tira avanti solo con lo schianto"

      GIOVEDI 21 NOVEMBRE ore 21
      MUSEO TUSCOLANO di FRASCATI
      Auditorium delle Scuderie Aldobrandini
      Piazza Guglielmo Marconi, 6
      00044 Frascati- ROMA
    • 3 Dicembre, Ravenna, Davide Rondoni a "LE TENDE e IL BRINDISI DELLA POESIA"[+]
      "LE TENDE e IL BRINDISI DELLA POESIA " con DAVIDE RONDONI ed ELIO PEZZI

      3 dicembre alle 20.45 presso l'Aula Don Minzoni del Seminario Arcivescovile di RAVENNA (Piazza Duomo, 4)

      Si tratta di un incontro "speciale" tra due poeti, Davide Rondoni ed Elio Pezzi, che daranno vita a una lettura sulle loro ultime produzioni in versi e non. L'incontro è promosso nell'ambito delle "TENDE di NATALE 2013", iniziativa di solidarietà a sostegno dei progetti 2014 di AVSI, organizzazione non governativa attiva in molti Paesi del mondo.