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The Raven

collana di poesia


Dan Fante

GIN&GENIO

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GIN&GENIO (titolo originale: A gin-pissing-raw-meat-dual-carburetor-V8-son-of-a-bitch from Los Angeles) raccoglie una selezione di poesie scritte da Dan Fante nell’arco di quasi vent’anni. Si tratta di un omaggio, tra il tenero e l’incazzato, alla memoria di Nicholas Fante, fratello maggiore di Dan, vittima dell'alcol. È un appello a non buttarsi via, a non sprecare il talento. Un messaggio di speranza da parte di chi, non solo è sopravvissuto all’inferno, ma ne ha fatto scrittura viva, ruvida di scomode verità. Nei suoi versi Fante jr racconta di una Los Angeles detestata e amata e di un’Italia che a tratti lo commuove, a tratti lo esaspera. Scrive di donne che gli hanno rovinato la vita, di buchi neri dovuti al gin e alla droga, di pensieri ossessivi e di sesso malato. Scorrendo le pagine ci s’imbatte a più riprese nel fantasma di John Fante. Il rumore dei tasti della vecchia Smith Corona del padre è per Dan un monito a non rinunciare, a credere nella scrittura come unica via. Fante ha dalla sua la rabbia e la disperazione come motori e stimoli alla creazione, ma non solo. C’è la fede, tutta laica, in un disegno superiore, in una spiritualità non sconnessa dal mondo.
Dan Fante poeta oscilla, nelle tematiche e nello stile, tra i risvolti crudi e quelli morbidi della vita. L’ironia bonaria non rende mai patetico il racconto della sofferenza. Lo slang sposa i non rari voli lirici. Ne nascono immagini vivide, palpabili, quasi familiari talmente sono dirette. Quello che Fante spruzza in faccia al lettore è un inchiostro grondante onestà. È un mettersi a nudo che quasi toglie il fiato. Che spiazza. GIN&GENIO è l’altra faccia della poesia. Quella che intinge la penna nelle viscere, nelle budella. Quella senza maschera. Quella vera.

Davide Rondoni

SI TIRA AVANTI SOLO CON LO SCHIANTO

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Il titolo della raccolta la dice lunga. Suona più come una dritta, quasi un motto. Suggerisce forse una formula comprovata da manuale di sopravvivenza? Per campare ci vuole roba forte. Roba capace di farti il botto dentro. Tutto sta nel sapere dove andarsela a procurare. Di città in città, di nazione in nazione. Partire solo con gli occhi della poesia in spalla. Avanzare dritti di testa e cercare l'urto. Con il mondo, con la gente. Ogni singolo, minimo incontro è una deflagrazione che sparge schegge grondanti di splendida e dura vita. E quando quelle schegge ti entrano nei tessuti, non c'è più spazio per sentirsi soli. Milano, Roma, Venezia, Caracas, Sao Paulo, New York: sono trasfigurazioni umane fatte di sangue e mattoni. Dentro un carcere, in un ambulatorio medico, in treno, in una sala bingo, al bancone di un bar, dal barbiere, in metropolitana, in un capanno in mezzo alle valli: i luoghi banali del vivere diventano cornice di apparizioni, epifanie. Profane quel tanto che basta per avere insito il germe del sacro. Detenuti, modelle, venditori ambulanti, professori, gommisti e netturbini. Presenze-annunciazioni con l'iPhone in mano e la "zigaretta" tra i denti. E poi la musica e la danza, forse i più dolci tra i boati. Anche quando sono voci e gesti di miseri angeli decaduti, che cantano e ballano la loro fame ai semafori del pianeta. I multipli scoppi quotidiani, filtrati attraverso lo schermo del pc o quello lunare, sono l'eco della prodigiosa esplosione che si verifica puntualmente nel cuore del poeta. Un'esplosione che amalgama terra e cielo, carne e spirito, l'amore per una donna e quello per dio. Un dio presente ma discreto, alla mano, uno con cui fare due chiacchiere al bar. E alla fine vien da chiedersi se quel motto, quella dritta, non sia farina del suo sacco. Il consiglio di un saggio che di schianti, favole e splendori se ne intende. E non poco.

Maria Marchesi

NON SONO PIU’ MIA

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Una raccolta di versi che è di per sé un romanzo. Un giallo poetico. Un incastro da scatole cinesi tra gli ultimi componimenti della poetessa Maria Marchesi (Premio Viareggio 2004), venuti alla luce dopo anni di silenzio, e il buio che avvolge la vicenda biografica dell’autrice, acclamata e poi subito negletta dai circoli letterari. Una silloge dai toni aspri e ruvidi centrata sulla scissione tra lo spirito e il corpo della poetessa a lungo internata nell’ex manicomio romano di S. Maria della Pietà. Le violenze, gli abusi, le privazioni squadernate ora con disprezzo, ora con distacco, ma sempre con maestria lirica e potenza evocativa. Immagini e parole crude per designare un mondo in cui i veri folli non sono i pazienti. Nella prefazione lo psicoterapeuta Nicola Ghezzani traccia l’identikit della mente (di donna? di uomo?) che si cela dietro i versi. Nella postfazione l’editore svela i dettagli della caccia a un’identità anagrafica a cui attribuire gli inediti. Ne risulta un’appassionante iter “investigativo” in cui pseudonimo, identità reale e fittizia s’intrecciano in una vicenda romanzesca. Con una sola certezza: la forza inimitabile della poesia di una tale Maria Marchesi.

The Blackbird

collana di narrativa


Vladan Matijevic'

LEZIONI DI GIOIA

Lezioni di gioia
LEZIONI DI GIOIA
Mona Aksentijević non è una prostituta come le altre. Certo, è giovane, bella e spregiudicata ma per lei il sesso è una religione profonda, un credo professato anima e corpo. L’unica fede che nutre è quella nei propri ormoni, sempre in allerta, e in una libido smisurata. La sua missione è ricevere e dare piacere. La ragazza ci sa fare: crea dipendenza nei suoi clienti. Gioca a fare la bambina capricciosa, la donna vissuta, provoca con sarcasmo e sensualità. È orgogliosa della sua pessima reputazione. Non conosce pudori, né vincoli, può sembrare cinica ma è solo appassionata del proprio lavoro, sempre che di lavoro si tratti. Le avventure di Mona, per niente ancorate a un immaginario erotico trito e scontato, sono talmente fantasiose ed esilaranti da sforare nel surreale. La “puttanella” impartisce, quotidianamente, vere e proprie lezioni di gioia, perché godere è innanzitutto gioire. L’orgasmo è vita, e Mona vuole scoppiare di vita! Nel sesso vissuto con devozione non c’è posto per la volgarità. I coiti avvengono a tempo di musica classica, al ritmo della poesia. Ma anche dove la natura chiama e i sensi rispondono. E l’amore in tutto questo? Una devota dell’amore a pagamento potrà mai inciampare nel sentimento? Dalla penna lirica e ironica di Vladan Matijević fuoriesce una signora Femmina, un personaggio ricco di sfaccettature per il quale non si può che tifare. E si spalancano porte di riflessione sulla vita, l’arte, il sesso, l’orgasmo.

The Grackle

collana di memorie, carteggi, auto/biografie


Pamela "Cupcakes" Wood

LA ROSSA DI BUKOWSKI

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LA ROSSA DI BUKOWSKI – Memorie di Pamela "Cupcakes" Wood
Los Angeles, 1975. Impazzano la controcultura, la rivoluzione sessuale, le destroanfetamine e gli Eagles. Lei 23 anni. Lui 55. Lei sensuale, madre single, cameriera squattrinata. Lui butterato, complessato, scrittore in piena ascesa. Lei dedita alle droghe. Lui all'alcol.
Un insolito primo incontro: Charles Bukowski è il "regalo di compleanno" offerto da Pamela Miller all'amica Georgia, sua fan sfegatata. Ha inizio così la singolare relazione tra la rossa "Cupcakes" e Buk. Il poeta, stregato dalla chioma fiammeggiante di Pamela ne fa la sua Rossa, elevandola al rango di musa nella raccolta poetica Scarlet. La diffamerà, anni dopo, in Donne, trasfigurandola nella Tammie viziosa, inaffidabile e senza cuore.
Tra i due però c'è qualcosa di speciale, la chimica funziona. Dentro e fuori dal letto. Lei lo "inizia" alla musica pop, lui la porta alle corse dei cavalli e agli incontri di boxe. Il celebre ristorante Musso&Frank Grill diventa il loro quartier generale. Ma Bukowski è pur sempre un alcolizzato e Pamela una giovane allo sbando. Lui, incapace di sostenere, da sobrio, lo stress procuratogli dalle sue letture in pubblico. Aggressivo e geloso da perdere la ragione. Lei, incapace di reggere la profondità dei sentimenti di Hank nei suoi confronti, puntualmente scappa. La relazione assume tinte autodistruttive, di reciproca dipendenza. Di pari passo col bisogno di allontanamento. Pamela ci svela come ne sono usciti, ognuno a proprio modo. E salda un conto, lasciato in sospeso, con se stessa.
La Miller pubblica queste memorie più di trent'anni dopo la fine della loro folle storia d'amore. Racconta con franchezza, ironia e, a tratti, commozione. Soprattutto ci regala un inedito Bukowski, fuori dai clichés letterari e dagli stereotipi umani, al di là del "personaggio", alimentato o subito. Un uomo, per l'appunto: dolce, premuroso e protettivo, come un qualsiasi innamorato. È conquistata dalla sua sensibilità, dalle buone maniere, dalla tenacia nel lavoro.
In queste pagine rivolge un bel saluto alla buonanima di Bukowski, saluto che non riuscì a fargli di persona. Oggi Pamela Miller Wood è una donna d'affari e di successo, con la scrittura nel DNA. Ne ha fatta di strada la Piccola Rossa...

The Coot

collana di antologie


HOTell

Storie da un tanto all'ora

HOTell. Storie da un tanto all
HOTell. Storie da un tanto all'ora.
Antologia di racconti a cura di Elio Grasso
Un libro concepito come un albergo a ore. Al banco della reception, il curatore/portiere assegna una camera a ciascuno dei 34 autori/clienti in cambio di una storia ambientata in un hotel de passe. Poeti e narratori nostrani e internazionali, confermati o esordienti, si sono dati appuntamento nella hall di HOTell. L'amore con i minuti contati è il filo rosso che si srotola lungo i corridoi dell'albergo. Dietro ogni porta un'esperienza da sbirciare, origliare, intuire. Le stanze diventano teatro di altarini smascherati, apparizioni orgiastiche, iniziazioni all'(auto)erotismo, voyeuristici scatti fotografici, giochi di ruoli e giochi di dadi, incontri surreali, esperienze esoteriche, accoppiamenti futuristici, esilaranti perversioni, drammi e miserie umane, romanticherie d'altri tempi, amplessi patrocinati da Facebook... Dalle persiane delle camere filtrano le luci e le ombre dell'eros. L'hotel è al completo. Aprite quelle porte. La chiave d'accesso è... "nessuna discrezione".